Brescia
23 gennaio - 10 giugno 2009 (mostra)
I CELTI NEL BRESCIANO
Indizi di viaggi e contatti nel corredo di un guerriero
La campagna di ricognizioni e sondaggi preliminari programmata
lungo il percorso del raccordo autostradale tra Ospitaletto e Montichiari,
diretta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e
finanziata da Autostrade Centropadane, ha consentito importanti scoperte
archeologiche in località Terreni Freddi, nel Comune di Flero. La fase più
antica portata in luce risale al IV secolo a.C., quando il territorio era
abitato dalla popolazione celtica dei Cenomani. In particolare, sono state messe
in luce quattro tombe appartenenti a una necropoli a incinerazione.
La mostra illustra, attraverso l’esposizione del corredo della sepoltura più
grande e più ricca, la cosiddetta “tomba del guerriero”, alcuni importanti
aspetti culturali ed economici del territorio in epoca così antica, in
particolare i suoi contatti con l’area etrusco-italica e peninsulare, oltre
che con l’ambito transalpino di provenienza delle genti celtiche.
L’iniziativa, a cura di Filli Rossi e Francesca Morandini, rientra nel
progetto Archaeotrade. Antichi commerci nella Lombardia Orientale,
ideato e promosso dalla Rete dei musei archeologici delle provincie di Brescia,
Cremona e Mantova (www.museiarcheologici.net).
Brescia, Santa
Giulia Museo della città
informazioni tel. 030.2977834 - www.bresciamusei.com
Partirà da Brescia il 13 maggio 2009 la nuova avventura che porterà lungo le strade d’Italia le meravigliose macchine della Mille Miglia.
Con l’edizione 2009, che si terrà dal 13 al 17 maggio 2009, la "corsa più bella del mondo" sarà ancora più internazionale, prestigiosa e affascinante.
Tra le novità, la nascita della Mille Miglia Community, un club riservato a chi possiede una vettura che abbia partecipato almeno una volta alla Mille Miglia di velocità (1927-1957) o a una delle sue rievocazioni. Ai membri della Community, e solo a loro, è riservata la partecipazione al grande Mille Miglia World Mosaic, che nei giorni 8 e 9 Maggio vedrà comporre dalle auto d'epoca la più spettacolare Freccia Rossa di tutti i tempi. Inizierà così la kermesse che, per nove giorni, vedrà Brescia capitale dell'automobilismo storico mondiale, in onore della storica e leggendaria Mille Miglia.
Dal 1 ottobre al 20 dicembre sono aperte le iscrizioni.
GUARESCHI AL BERTOLDO.
RIDERE DELLE DITTATURE 1936-1943
A cura di
Giorgio Casamatti e Guido Conti
In collaborazione con
Archivio Guareschi del Club dei Ventitrè (Roncole Verdi – Parma)
Museo della satira e della caricatura (Forte dei marmi – Lucca)
Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori (Milano)
La mostra sarà inaugurata sabato 29 novembre, alle ore
11.30 al Museo di Santa Giulia.
L’esposizione intende analizzare, attraverso il lavoro svolto da
Giovannino Guareschi, una delle più importanti riviste realizzate durante il
fascismo.
Nata a Milano nel 1936, “Il Bertoldo” ha rappresentato, fino al 1943, un
veicolo straordinario per diffondere una nuova cultura di “destra” del tutto
diversa per forme, contenuti e finalità da quella del rivale
“Marc’Aurelio”, settimanale umoristico romano.
“Il Bertoldo” può essere considerato come uno spartiacque tra tradizione e
rinnovamento, come punto di riferimento innegabile per la grafica dell’epoca e
per molte altre esperienze editoriali che si svilupperanno nel Dopoguerra e come
scuola per numerosi grafici e narratori che conosceranno il successo e la fama
proprio dalle pagine di questo giornale.
Per tutto il periodo della mostra saranno messi a disposizione delle scuole interessanti proposte didattiche: scoprire la storia italiana ed europea degli anni Trenta attraverso l’umorismo e le vignette di Giovannino Guareschi, imparare le tecniche (disegno, collage, fotomontaggio…) e le modalità creative (vignetta, caricatura, strip e storia illustrata) della grafica umoristica e satirica, attraverso laboratori didattici e approfondimenti; realizzare disegni umoristici partendo da un fatto di cronaca o legato all’attualità, seguendo le modalità apprese. Accanto ai disegni sarà possibile scrivere anche racconti brevi e divertenti usando le tecniche della scrittura umoristica; realizzare un giornale umoristico di classe con racconti, caricature e vignette sulla vita.
Orari della mostra
Da lunedì a giovedì e domenica ore 9-19
Venerdì e sabato ore 9-20
Chiusura
24, 25, 31 dicembre 2008
1 gennaio 2009 ore 11-19
ingresso libero
Verona
museo storia naturale Verona
Storia
La Città di Verona ha una storia particolare nel campo del naturalismo e della museologia naturalistica europea. È, infatti, l'unica città del Continente in cui dalla seconda metà del Cinquecento ad oggi vi sia stata una continuità di raccolte naturalistiche esposte al pubblico. Parallelamente a questa attività museologica si è sviluppata una tradizione di studi naturalistici che vide operare nel territorio veronese personalità scientifiche di elevato livello. Il Museo Civico di Storia Naturale, in cui confluirono le antiche collezioni naturalistiche veronesi ed il cui primo nucleo risale al 1853, è l'erede di questa lunga tradizione.Alla metà del '500 Francesco Calzolari (1521-1600) allestisce un museo,
ritenuto il primo museo naturalistico conosciuto, per esporre la sua ricca
collezione costituita da piante, animali, fossili e campioni geologici
provenienti dal Monte Baldo, dove si recò nel 1554. Pubblica un diario di
viaggio in cui descrive accuratamente il Monte Baldo, già allora ben noto ai
botanici per la sua ricca flora, ed elenca ben oltre 350 piante rinvenute in
quei luoghi.
Alla fine del '600 le collezioni di Calzolari confluiscono nel museo del conte
Lodovico Moscardo (1611-1681); esso comprende più di trecento fra dipinti e
incisioni, centinaia di sculture, bronzi e oggetti provenienti da scavi,
cinquemila tra monete e medaglie.
In piena età linneana e illuministica a Verona il gruppo dei Naturalisti
Veronesi si dedica allo studio sistematico dei pesci di Bolca, conservati in
varie collezioni private. Lo studio viene affidato a Serafino Volta che nel 1789
inizia ad illustrare in un libro tutti gli ittioliti di Bolca conservati nelle
varie collezioni private, sorte a Verona nel '700. Fra le collezioni veronesi
quella del conte Giovanni Battista Gazzola (1757-1834), grazie anche
all'acquisizione di raccolte private, arriva a contenere 1200 esemplari. Nel suo
palazzo oggetti diversi, pezzi di antiquariato, materiali archeologici e reperti
naturali, sono disposti in cinque stanze, completate da una biblioteca e da un
gabinetto di macchine.
Nell’ottocento nascono le società naturalistiche nazionali e si sviluppano i
grandi Musei statali (Inghilterra, Stati Uniti, Francia). A Verona, alle
discipline naturalistiche classiche quali la botanica, la geologia e la
paleontologia, si affiancano la zoologia e la paletnologia. Quest'ultima sorge e
si sviluppa sulla scia dell'entusiasmo suscitato dai primi ritrovamenti di
villaggi palafitticoli sul Lago di Garda. Edoardo De Betta (1822-1896) in anni
di ricerche raduna una splendida biblioteca naturalistica ed un personale Museo
ricco di pesci, anfibi e rettili, oggi facente parte delle collezioni del Museo
di Verona.
Nel XX secolo si assiste allo sviluppo dell'embriologia e della genetica, mentre
le ricerche di tipo morfologico e sistematico che hanno caratterizzato tutto
l'Ottocento subiscono un brusco rallentamento. Anche i Musei di Storia Naturale
devono ridurre i loro progetti di viaggi di studio e raccolte, mentre si fanno
sempre più evidenti i problemi di conservazione e catalogazione delle enormi
collezioni che si sono andate formando nei Musei di tutta Europa. A Vittorio Dal
Nero (1862-1948) spetta il merito di aver ripreso in mano le diverse collezioni
del Museo e di averne iniziata la sistemazione. Rimane poi al Museo come
assistente-preparatore, divenendone alla fine il primo direttore, dopo che la
sezione naturalistica del Museo fu resa autonoma.
La ricostruzione del Museo di Storia Naturale nel dopoguerra, sulla base di
nuovi e più moderni intendimenti, permette di intraprendere nuovi importanti
passi: viene costituita la Società Naturalisti Veronesi, viene fondata la
rivista del Museo, si compiono ricerche anche al di fuori della regione Veronese
e d'Italia. Frutto di questa attività è la rinascita della ricerca
naturalistica nel Museo e nel Veronese ed il passaggio da un Museo di interesse
provinciale ad istituzione di rinomanza nazionale ed internazionale.
Botanica
sezione di Botanica, nata nel 1964 per volere dell’allora direttore F.
Zorzi, ha sede nella sezione staccata del Museo in Corso Cavour 11, nel
cinquecentesco Palazzo Gobetti. Nella sezione sono raccolti circa 260.000
campioni d’erbario che formano, nell’ambito di tutti i musei civici
italiani, una tra le più importanti collezioni per numero e qualità.
L’erbario aumenta annualmente grazie ai campioni raccolti ed alle donazioni e
lasciti di studiosi italiani e stranieri. La sezione si occupa inoltre della
redazione di studi specialistici che vengono pubblicati su riviste italiane ed
estere; inoltre collabora con l’Università di Padova per la realizzazione di
tesi di laurea e tirocini.
Collabora con la sezione didattica nella progettazione e realizzazione di
attività e percorsi in museo e sul territorio.
La sezione è aperta ad ogni tipo di consulenza botanica, previo appuntamento
con il personale tecnico-scientifico.
geografia
Presso la sezione sono conservati complessivamente circa 250.000 campioni tra
reperti fossili e campioni di rocce e minerali, corrispondenti a 41.000
inventari strutturati per collezioni tematiche. Oltre alla conservazione del
materiale in esposizione e delle raccolte (pulizia, restauro, verifica
collocazioni ed inventariazione) viene seguito, in particolare, l’incremento e
lo studio delle collezioni promuovendone la divulgazione. Inoltre, viene svolta
un’attività di ricerca anche in collaborazione con altri enti ed istituzioni
nazionali ed internazionali (inventariando il materiale dello scavo).
La sezione è disponibile per un servizio di consulenza al pubblico e svolge
occasionalmente attività di formazione (stage per laureati e studenti) ed
attività didattica.
incontri collaterali alla mostraù
http://www.palazzoforti.it/palazzo.php
http://www.museostorianaturaleverona.it/home.php
http://www.comune.verona.it/Castelvecchio/cvsito/index.htm
Museo di Castelvecchio
Il castello, imponente edificio civile del medioevo veronese, fu costruito tra il 1354 e il 1356 per disposizione di Cangrande II della Scala. Il progetto fu concepito dagli Scaligeri come difesa sia dalle invasioni che dalle ribellioni popolari. L'area circostante permetteva l'uscita dalla città in modo agevole e veloce: percorrendo il ponte scaligero, ad uso esclusivo della nobile famiglia, la via d'accesso verso il nord lungo la valle dell'Adige era un riparo sicuro. La posizione geograficamente strategica della città determinò lo sviluppo di un sistema di fortificazione, consolidando quanto rimaneva di epoca romana e comunale.
http://www.didamusei.it/presentazione.php?museo_sito=AnfiteatroArena
Anfiteatro arena
' il monumento che più di ogni altro ricorda le origini romane della città e simbolo di essa in tutto il mondo. Un grandioso anfiteatro, il terzo per grandezza fra quelli giunti fino a noi e sicuramente quello meglio conservato, nonostante il terremoto del 1183 che distrusse il triplice ordine di arcate sovrapposte che lo circondavano interamente. Oggi di quel paramento rimane solo una porzione formata da quattro campate che con amicizia i veronesi chiamano "ala", ma tanto basta perché anche il turista più distratto possa cogliere l'imponenza del suo aspetto originale. Perfettamente integro è invece l'ordine interno, ininterrotta sequenza formata da 72 doppie arcate in pietra che creano un'ellisse larga centodieci metri e lunga centoquaranta. Costruita nel primo secolo dopo cristo con il marmo estratto da cave della provincia, originariamente era collocata all'esterno delle mura cittadine. Fu solo nel 265 che, per necessità difensive cagionate dalla presenza di orde barbare nella pianura padana, essa venne inglobata nel perimetro cittadino con possenti mura fatte erigere dall'imperatore Gallieno. Mura che sono ancor oggi visibili nell'omonima piazzetta ad essa retrostante. L'ovale interno ha un'asse maggiore di circa settantaquattro metri e un'asse minore di quarantacinque metri. La cavea è formata da 45 gradini che hanno una altezza media di 45 centimetri. Durante gli anni dell'impero essa ospitò numerosi combattimenti di gladiatori, ricordati anche da Plinio il Giovane, nel corso dei secoli al suo interno furono allestiti spettacoli di ogni genere: tornei, giostre, duelli, balletti, circhi e rappresentazioni di prosa. Nell'ottocento qualche "luminare" pensò bene di utilizzarla anche per le ascensioni di mongolfiere ed improbabili corride, a cui nel 1805 assistette anche l'imperatore Napoleone Bonaparte.
http://www.hellasverona.it/home.php
http://www.univr.it/jsp/default.jsp
http://www.veronafiere.it/nqcontent.cfm?a_id=372
--------------------------------------------------
Mantova
Il Palazzo Ducale
è stata la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città di Mantova.
Ambienti distinti e separati tra loro furono costruiti in epoche diverse a partire dal XIII secolo, inizialmente per opera della famiglia Bonacolsi. Furono i Gonzaga a collegare i vari edifici in forma organica così da completare la creazione, dalla metà circa del XVI secolo, di un unico grandioso complesso architettonico che occupa ancor oggi, una superficie di 35.000 metri quadrati tra la riva del lago Inferiore e Piazza Sordello, l'antica Piazza di San Pietro.
L'interno del palazzo è quasi spoglio perché una volta impoveritisi, i Gonzaga dovettero vendere opere d'arte (soprattutto a Carlo I d'Inghilterra) e arredi, parte dei quali furono successivamente sottratti da Napoleone
Piazza Sordello
Piazza Sordello è una grande piazza sita in Mantova e dedicata al poeta mantovano del XIII sec. Sordello da Goito. La piazza fu realizzata nel 1330 dopo la demolizione di vecchie case che si trovavano disposte fra due vie parallele. Per secoli, la piazza è rimasta il centro della vita politica e mondana di Mantova. L'architettura circostante la piazza è ritrovabile nel Basso Medioevo, per quanto riguarda palazzo Bonacolsi e la parte più antica del palazzo Ducale (sede della famiglia Gonzaga) che, sicuramente, risale a prima del 1328. Collocabili nel 1700, sono la facciata del Duomo e del palazzo vescovile che si trova accanto al Duomo stesso. Sul lato sinistro della piazza, guardando la facciata del Duomo, si elevano gli edifici merlati (ornati da trifore a tutto sesto e provvisti di due portali uno archiato ed uno rinascimentale) che appartennero alla famiglia Bonacolsi.
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Sordello"
Castello di San Giorgio
Costruito a partire dal 1395 e concluso nel 1406 su committenza di Francesco I Gonzaga e su progetto di Bartolino da Novara, è un edificio a pianta quadrata costituito da quattro torri angolari e cinto da un fossato con tre porte e relativi ponti levatoi, volto a difesa della città. L'architetto Luca Fancelli, alla metà del XV secolo, su indicazione del marchese Ludovico II, ristrutturò il castello che perse definitivamente la sua primitiva funzione militare e difensiva.
Un pò di storia di Mantova presa da Mantova Wikipedia
16 agosto 1328 Rinaldo, detto il Passerino, l'ultimo dei Bonacolsi, fu ucciso durante una rivolta popolare appoggiata militarmente da Cangrande della Scala, signore di Verona. I Corradi da Gonzaga, contadini inurbatisi nel 1186, che si arricchirono grazie al loro commercio dei prodotti ricavati dai campi, acquisirono il potere sottraendolo alle ambizioni degli Scaligeri. Essendo originari di Gonzaga, furono ben presto identificati con l'appellativo del solo toponimo di provenienza, divenendo una delle più celebri e longeve famiglie del Rinascimento italiano.
Inizialmente Capitani del Popolo, nel 1433 Gianfrancesco Gonzaga, dopo il matrimonio del figlio Ludovico con Barbara di Brandeburgo nipote dell'Imperatore germanico Sigismondo, e il versamento di un tributo di 12.000 fiorini d'oro, ottenne il titolo di Marchese. Nel 1459 Papa Pio II (il senese Enea Silvio Piccolomini) convocò una Dieta in Mantova nel corso della quale in data 14 gennaio 1460, proclamò una crociata contro i Turchi, atto puramente simbolico vista l'indifferenza degli stati italiani e del Re di Francia. La permanenza del Papa a Mantova, nella quale fu accolto il 27 maggio 1459 dal marchese Ludovico, durò 7 mesi e 23 giorni.
La politica gonzaghesca era una tenace difesa di un continuo equilibrio tra le potenze confinanti: Repubblica di Venezia, Milano, Ferrara e i possedimenti pontifici. Per lunghi decenni tra le massime entrate nei bilanci gonzagheschi erano le condotte militari, proventi derivanti dal capitanato degli eserciti di stati alleati. Famoso condottiero fu il marchese Francesco II che convolò a nozze con la sedicenne Isabella d'Este nel 1490, una delle donne più rappresentative del Rinascimento italiano. Il culmine del prestigio per i Gonzaga si ebbe con Federico II, figlio di Isabella d'Este, che dal 1530 divenne Duca di Mantova, titolo concesso dall'Imperatore Carlo V dopo aver ricevuto un'ingente somma. Nel 1536 in seguito al matrimonio tra Federico II e Margherita Paleologo ci fu l'annessione del lontano Marchesato (poi Ducato) del Monferrato. I Gonzaga perseguirono una politica di tolleranza religiosa che consentì il formarsi di una grande comunità ebraica. Fu solo nel 1612, che Francesco, figlio del duca Vincenzo, seguendo le sollecitazioni della Curia romana, ordinò la creazione delle porte che chiuderanno la comunità ebraica all'interno del "ghetto", porte abbattute il 21 gennaio 1798 in epoca napoleonica.
Nel 1627, estinta la linea primogenita, il ducato passerà ad un ramo cadetto della famiglia, i Gonzaga-Nevers, francesi. La successione di un "francese", Carlo I, Duca di Nevers e Rethel, in un feudo imperiale, tra l'altro di enorme importanza strategica, non poté che originare una forte reazione dell'Imperatore germanico. Nel 1630 l'Imperatore nel corso della seconda guerra di successione del Monferrato (1627-1631) inviò un esercito di 36.000 Lanzichenecchi, i quali presero d'assalto la città, devastandola e diffondendoci la peste. Gli abitanti si ridussero a solo 6.000 e Mantova ne uscì profondamente cambiata: i fasti di un tempo e il prestigio resteranno solo un vago ricordo.
L'ultimo dei Gonzaga-Nevers, Ferdinando Carlo, si dimostrò politicamente inetto e inadeguato al ruolo. Si alleò con i francesi, al tempo della guerra di successione spagnola. Per paura del castigo imperiale, si rifugiò a Venezia, portando con sé quadri, gioielli, monili e denaro. Alla sua morte, nel 1708, venne dichiarato decaduto per fellonia e la sua famiglia perse tutti i diritti sul Ducato di Mantova che passò alla casa d'Austria e nel 1745 fu unito allo Stato di Milano.
Periodo austriaco e Risorgimento italiano [modifica]
Gli austriaci tennero Mantova per quasi un secolo, dal 2 aprile 1707, al 1797. Dal 1766 la città fu interessata dalla politica ecclesiastica detta "giuseppinismo", del successore di Maria Teresa d'Austria, Giuseppe II. Furono tolte immunità e privilegi agli ordini religiosi che si erano stabiliti a Mantova nei secoli precedenti, così da indurre la chiusura di numerosi conventi. Questa prima fase di dominazione austriaca si concluse con l'avvento delle truppe di Napoleone Bonaparte, a seguito di un lunghissimo assedio, durato dal 4 giugno 1796 al 2 marzo 1797. Decisiva fu la battaglia della Favorita del 16 gennaio 1797. Durante la dominazione francese il 20 febbraio 1810 l'eroe della lotta armata tirolese contro gli invasori, Andreas Hofer, venne fucilato a Mantova. Fu in questo periodo storico che la città subì una radicale trasformazione divenendo una piazzaforte militare.
Con il Congresso di Vienna del 1815 gli Austriaci ripresero possesso di Mantova e ne fecero uno dei capisaldi delquadrilatero difensivo costituito dalle altre tre piazzeforti di Peschiera, Verona, Legnago. La città, di fatto, divenne un'enorme caserma dove erano acquartierati ben 10.000 soldati provenienti dalle diverse nazioni inglobate nell'impero d'Austria. Le angherie dei regnanti generarono moti liberali e cominciarono a diffondersi le idee d'indipendenza ed unità d'Italia. In questa atmosfera, negli anni successivi la sconfitta subita nella Prima Guerra d'Indipendenza (1848/1849), tra il 1851 e il 1853, avvennero le esecuzioni dei Martiri di Belfiore, da molti ritenuta una delle pagine più tristi, ma al tempo stesso più gloriose del Risorgimento italiano, che d'altronde interessò il territorio della Provincia di Mantova anche durante la Seconda Guerra di Indipendenza (1859). Nel 1866 Mantova, assieme al Veneto e al Friuli, entra a far parte del Regno d'Italia.
http://www.mumm.mantova.it/interno/museocitta/palazzo.jsp
Palazzo San Sebastiano - Museo della Città
Il Palazzo di San Sebastiano, edificato e decorato tra il 1506 e il 1508, fu dimora signorile di Francesco II Gonzaga. Dopo anni di abbandono il palazzo è stato attualmente restaurato per divenire sede prestigiosa della Sezione Storica del Museo della Città.
I lavori di restauro recentemente eseguiti hanno permesso di scoprire importanti decorazioni, tra cui la suggestiva volta della Camera de’ Brevi.
Situato al margine meridionale della città, e inserito in una prestigiosa simbiosi urbanistica e monumentale con la chiesa albertiana di San Sebastiano, la Casa del Mantegna e Palazzo Te, il palazzo diventa oggi il centro di raccolta di significative opere di proprietà comunale, di documenti e di studi sullo sviluppo urbanistico e architettonico della città, luogo privilegiato di accesso al sistema diffuso dei musei e monumenti civici.
L'edificio ospita il Centro di Documentazione delle Collezioni Civiche ed è sede di due importanti fondazioni ( Centro Leon Battista Alberti e Mantova Capitale Europea dello Spettacolo ) che ricoprono un ruolo fondamentale nella vita culturale della città.
http://www.mumm.mantova.it/interno/museocitta/palazzo.jsp
Il Palazzo di San Sebastiano, edificato e decorato tra il 1506 e il 1508, fu
dimora signorile di Francesco II Gonzaga. Dopo anni di abbandono il palazzo è
stato attualmente restaurato per divenire sede prestigiosa della Sezione Storica
del Museo della Città.
I lavori di restauro recentemente eseguiti hanno permesso di scoprire importanti
decorazioni,
Situato al margine meridionale della città, e inserito in una prestigiosa simbiosi urbanistica e monumentale con la chiesa albertiana di San Sebastiano, la Casa del Mantegna e Palazzo Te, il palazzo diventa oggi il centro di raccolta di significative opere di proprietà comunale, di documenti e di studi sullo sviluppo urbanistico e architettonico della città, luogo privilegiato di accesso al sistema diffuso dei musei e monumenti civici.
L'edificio ospita il Centro di Documentazione delle Collezioni Civiche ed è sede di due importanti fondazioni ( Centro Leon Battista Alberti e Mantova Capitale Europea dello Spettacolo ) che ricoprono un ruolo fondamentale nella vita culturale della città.
http://www.mantovaducale.beniculturali.it/
http://www.provincia.mantova.it/
http://www.festivaletteratura.it/
Volta Mantovana
Le origini e l'antichità
Situata sulle prime colline moreniche prospicienti la pianura padana, Volta Mantovana ha origini antichissime. I primi insediamenti si possono far risalire alla fase di Polada e alla media età del bronzo, quando si formarono piccole comunità sulle colline moreniche e lungo il corso del fiume Mincio (Isolone del Mincio). Il territorio, intensamente abitato da popolazioni celtiche, non sfuggì alla penetrazione degli Etruschi ed alla colonizzazione dei Romani, come ci documentano molte testimonianze e vari reperti archeologici riferibili a quelle epoche ed ora custoditi, in prevalenza, nel museo archeologico di Cavriana. Tale situazione è dovuta alla particolare posizione geografica del territorio, posto sulle colline tra il lago di Garda e la pianura, solcato dal fiume Mincio e situato vicino alla Postumia e ai margini settentrionali della centuriazione triumvirale.
La curtis e il castrum
Durante questi secoli ed anche dopo le invasioni delle popolazioni germaniche, gli insediamenti si svilupparono gradualmente, acquistando anche una certa consistenza e importanza tanto che a protezione dei suoi abitanti e delle loro attività economiche sorsero, probabilmente nel IX o X secolo, alcune fortificazioni. Fin dall'alto medioevo, certamente prima del Mille, si andarono strutturando quella curtis e quel castrum che tra la fine del X e gli inizi dell'XI secolo vennero inclusi nel sistema economico e difensivo della potente famiglia Canossa, che estendeva il suo dominio dalla Toscana alle colline moreniche mantovane. Con le donazioni di Beatrice e Matilde di Canossa (1053 e 1073) la corte, il castrum e le terre di Volta, nonché il borgo di Cereta, passarono tra i beni del Vescovo e dei Canonici della Cattedrale di Mantova che ne mantennero il possesso per moltissimi anni.
Il centro fortificato
Nei secoli XI, XII e XIII il paese di Volta risulta formato dal centro fortificato, stretto attorno al mastio e difeso da una cinta di mura, dalla curtis prima canossiana e poi vescovile, dalla Pieve e da alcuni gruppi di case sorte sia dentro che attorno alle mura e lungo le direttrici di accesso al castello. Sparsi nella campagna vi sono piccolissimi agglomerati di case, fattorie abitate da coloni intenti a dissodare e far produrre la terra. In questo periodo si va organizzando come comunità distinta il paese di Cereta, con una propria chiesa e con proprie magistrature: infatti, i due borghi formano due comuni, o meglio "Communitates", e sono governati da consoli e sindaci diversi Entrambi, comunque, sono politicamente sottomessi al comune di Mantova che, alla morte della Gran Contessa nel 1115, assume il potere e la gestione politica gestione del territorio mantovano. Costretto a subire anche distruzioni e devastazioni in conseguenza delle lotte interne tra le varie famiglie nobili mantovane, Volta rimane comunque sotto il dominio della signoria dei Bonacolsi e poi dei Gonzaga, come parte integrante dello stato mantovano; unica eccezione è costituita dalla cessione, per brevissimo tempo, al dominio veneto, assieme ad altri castelli, come pegno per un prestito concesso ai Gonzaga. Questi procedono, varie volte alla riorganizzazione del centro fortificato, risistemando le mura e le torri e organizzando la difesa del territorio: nel centro fortificato risiede il vicario che controlla e amministra tutta la zona per conto dei signori di Mantova. A ricoprire questo incarico, nei primi anni del 1500 viene chiamato Giovanni Battista, di quella nobile famiglia dei Guerrieri che per molti secoli manterrà un fortissimo legame con Volta.
Palazzo Gonzaga
Alla metà del 1400 Ludovico Gonzaga e la moglie Barbara di Brandeburgo fanno costruire all'interno del centro fortificato un loro palazzo, dove sia essi stessi che i propri figli e nipoti si recano per riposarsi dalle fatiche del governo e per riprendersi durante l'imperversare della cattiva stagione o, peggio ancora, delle malattie che spesso assalgono la città. I conventi dei Francescani e delle Orsoline
Nel 1600 sorgono due conventi, quello dei Francescani sul monte da sera e quello delle Orsoline, poi Domenicane, all'interno del borgo fortificato: essi sono soppressi con l'arrivo in Italia delle truppe napoleoniche e con l'affermarsi della Repubblica Cisalpina. Volta diventa paese di confine
Passata sotto il dominio austriaco, Volta viene interessata dalle guerre di indipendenza: il 26 e 27 luglio vi si svolge una battaglia tra le truppe austriache e i soldati di Carlo Alberto. Nel palazzo Gonzaga Guerrieri il re di Sardegna emana, l'11 aprile 1848 il decreto che assegna la nuova bandiera tricolore alle sue navi da guerra e a quelle della marina mercantile. Sempre qui il 24 giugno 1859 l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe assiste alla ritirata del suo esercito sconfitto a Solferino, mentre nella terza guerra di indipendenza vi risiede il comando di alcuni corpi d'armata dell'esercito italiano. Da ricordare che dopo la seconda guerra di indipendenza Volta diventa paese di confine, inglobando nel proprio territorio anche la frazione di Borghetto. Tra i cittadini illustri di Volta va ricordato Ivanoe Bonomi, politico di grande prestigio che ha dato un contributo importante alla vita politica dell'Italia democratica.