MONTE BALDO MINCIO PIANURA PADANA
Monte Baldo
Monte Baldo è un massiccio montuoso delle province di Trento
e Verona.
La dorsale principale ha andamento nord est - sud ovest, ed ha come confini
naturali, a sud la pianura che comincia a Caprino Veronese, a ovest il lago di
Garda, a nord la valle che congiunge Rovereto a Nago-Torbole e ad est la Val
d'Adige. Si estende nei territori dei comuni di San Zeno di Montagna, Ala, Avio,
Caprino Veronese, Ferrara di Monte Baldo, Brentonico, Nago-Torbole, Malcesine e
Brenzone.
Il nome del monte Baldo, in epoca romana mons Polninus, deriva dal tedesco Wald,
ovvero bosco, e questo toponimo compare per la prima volta in una cartina
tedesca del 1163.
Morfologia
Il monte Baldo è caratterizzato da una individualità geografica, una dorsale
parallela al lago di Garda che si allunga per 40 Km, tra il lago ad ovest, e la
val d'Adige ad est, a sud è invece delimitata dalla piana di Caprino ed a nord
valle di Loppio. Il monte Baldo raggiunge la sua altezza massima ai 2218 m di
cima Valdritta, e la sua altezza minima ai 65 m sul lago di Garda.
La dorsale si divide: nell'anticlinale maggiore, ovvero la catena montuosa ad
ovest; nel sinclinale di Ferrara di Monte Baldo, cioè l'altopiano centrale, che
mantiene un'altezza di circa 1000 m; nell'anticlinale minore, le creste ad est,
che si affaccia sulla val d'Adige.
La catena maggiore è formata da due parti, il monte Baldo ed il monte
Altissimo, che rimane isolato. Le cime, a partire da sud, sono le Creste di
Naole (1660 m), il crinale di Costabella (2062 m), il Coal Santo (2072 m), la
vetta delle Buse (2154), cima Sascaga (2134 m), punta Telegrafo (2200 m), punta
Pettorina (2191 m), cima Valdritta (2218 m), cima del Longino (2180 m), cima
Pozzette (2128 m), Dos della Colma (1830 m) e l'Altissimo (2078 m)[1].
Il monte si è formato per via delle ultime quattro glaciazioni che hanno chiuso
la catena tra i ghiacciai del lago di Garda e della val d'Adige. Tra l'altro
dalle cime più alte scendevano verso il versante occidentale sette piccoli
ghiacciai, le cui conche sono ancora visibili.
La notevole presenza di rocce calcaree ha favorito molti fenomeni carsici, sono
infatti visibili molti monoliti, conche e soprattutto doline, depressioni che si
aprono verso grotte più profonde. Sono molto visibili anche sulle rocce dei
solchi paralleli, dovuti alla facile erosione delle rocce carsiche da parte
dell'acqua. Sono presenti inoltre molte grotte, la più lunga la grotta Tenela
presso Torri del Benaco, di 362 m, e la più profonda il Bus de le Tacole,
profonda 172 m. Sempre a causa del carsismo le sorgenti sono molto rare,
escludendo il versante che da sul lago di Garda, che presenta tra l'altro il
fiume Aril, considerato il fiume più corto del mondo. Questo processo erosivo
porta inoltre numerose piccole frane e la formazione di piccole piramidi di
terra.
Valli, Altopiani e Passi
Mentre la parte centrale è caratterizzata da due dorsali, una principale e
l'altra secondaria separate da una valle a ovest a nord, numerose sono le valli
minori del massiccio. Partendo da sud troviamo:
Mincio
Sarca/Mincio
Il Mincio a Peschiera del Garda.
Lunghezza: 194 km complessivi di cui:
Sarca: 78 Km, lago di Garda: 41 Km, Mincio: 75 km
Portata media: 60 m³/s
Bacino idrografico: 2.859 km²
Altitudine della sorgente: (Sarca) 770 m s.l.m.
(Mincio) 65 m s.l.m.
Nasce: (Sarca) Pinzolo
(Mincio) Peschiera del Garda
Sfocia: Po presso Governolo
[[Immagine:{{{mappa}}}|280px|Mappa del fiume]]
Il Sarca/Mincio è un importante fiume dell'Italia settentrionale, ultimo
affluente di sinistra del Po, che attraversa il Trentino Alto Adige, il Veneto e
la Lombardia.
Descrizione
Il fiume è diviso in due tratti distinti dal Lago di Garda che hanno anche
denominazioni diverse: Il Sarca (78 km) immissario del lago ed il Mincio (75 km)
emissario. La lunghezza complessiva dell'asta fluviale Sarca/Mincio includendo
anche il tratto interno al Lago di Garda lungo 41 Km, è di 194 Km il che ne fa
l'undicesimo fiume italiano per lunghezza, dopo il Reno. Così viene
classificato sulla maggior parte della letteratura geografica coerentemente alla
convenzione universale secondo la quale la lunghezza di un'asta fluviale che
attraversa un lago si misura sommando il tratto immissario, quello emissario e
quello interno al lago. Il caso del Sarca/Mincio, tuttavia, è singolare,
poiché esiste una nettissima differenza fra le caratteristiche idrauliche e
morfologiche del corso del Sarca e quelle del Mincio propriamente detti, in
quanto, a parte le pendenze medie dell'alveo e ovviamente la morfologia del
territorio attraversata, è il regime idraulico ad essere completamente diverso:
sotto molti aspetti si tratta dunque di due fiumi ben distinti, assai più
differenziati di quanto non accada per i corsi immissari ed emissari dai
rispettivi laghi prealpini nel caso di Ticino, Adda e Oglio. Infatti, mentre il
Sarca ha un regime sì alpino ma essenzialmente torrentizio (con massime portate
nella primavera e nella prima parte dell'estate a causa dello scioglimento dei
ghiacciai e accentuate magre in inverno), il Mincio è caratterizzato da un
regime idraulico assai regolare in virtù del fondamentale ruolo di volano
idraulico che costituisce il Lago di Garda e in misura minore (se non
trascurabile), i tre laghi mantovani.
Il Sarca
vista invernale del fiume Sarca nei pressi di DroIl Sarca (detto anche, al
femminile, la Sarca), nasce in Trentino a Pinzolo (770 m s.l.m.), dalla
confluenza, quasi a squadro, del Sarca di Campiglio (proveniente dalle Dolomiti
di Brenta), del Sarca di Nambrone (che nasce a 2.612 m s.l.m. dal Lago Vedretta
sotto il Gruppo della Presanella) e del Sarca di Genova (proveniente dal Lago
Scuro a 2.668 m s.l.m. sotto la Punta di Lago Scuro facente parte del gruppo
della Presanella). Da notare che l'ultimo ramo viene alimentato anche, dopo
appena 2 km, da un altro ramo minore provieniente dal Lago Nuovo, situato sotto
al ghiacciaio del Mandrone (gruppo dell'Adamello) e che, secondo la maggior
parte della letteratura geografica, è considerata la vera sorgente dell'asta
fluviale Sarca/Mincio.
Percorre la Val Rendena fino a Tione di Trento con andamento circa N-S, poi, con
andamento E-O, attraversa le Giudicarie esteriori entrando, dopo un corso assai
tortuoso ed incassato (a volte in vere e proprie anguste gole, come quella della
Scaletta e quella del Limarò), nel Lago di Garda presso Torbole sul Garda. Il
suo percorso di più bassa quota, definisce la cosiddetta valle del Basso Sarca.
La lunghezza reale è di 60 km da Pinzolo, ma aumenta a 78 km se si calcola sul
ramo della Sarca di Genova, in quanto la sua sorgente è quella più distante
dalla foce. La superficie di bacino imbrifero preso la foce nel Lago di Garda è
di 1.291 km².
Nel tratto interno al Lago di Garda affluiscono nel bacino anche alcuni
torrenti, soprattutto da destra in quanto la sponda di sinistra del lago è
dominata quasi totalmente dalla lunga catena del Monte Baldo che, incombendo
quasi verticale sul lago, non consente la formazione di convalli
sufficientemente ampie ed articolate da poter generare bacini idrografici di
apprezzabile rilevanza. Meritano dunque menzione un torrente che nasce presso
Ledro (detto nell'alto corso torrente Massangla e nel basso corso Ponale) che
forma il Lago di Ledro (2,1 km² di superficie, 48 m di profondità) e che, un
tempo, prima dello sfruttamento idroelettrico, formava la Cascata del Ponale,
alta oltre 30 metri.
Il Mincio
Uscito dal Lago di Garda presso Peschiera, il Sarca muta nome in Mincio
prendendo a scorrere nella Pianura Padana con un certo dislivello (da Peschiera
a Goito 34 m in 28 km), bagnando lungo il suo corso inferiore la città di
Mantova, dove forma tre piccoli laghi (Superiore, di Mezzo e Inferiore). A sud
della città entra poi nel Po come affluente di sinistra presso Governolo, dove
è regolato anche da alcune dighe.
Altre località attraversate dal fiume sono: Ponti sul Mincio, Monzambano,
Valeggio, Volta Mantovana, Goito, Marmirolo, Porto Mantovano, Rivalta sul
Mincio, Grazie di Curtatone, Curtatone, Virgilio, Bagnolo San Vito e
Roncoferraro. Presso il comune di Valeggio il fiume attraversa Borghetto sul
Mincio, dove esiste un canale artificiale costruito per deviare l’eccesso
d’acqua del fiume in caso di piena. Per rallentare il flusso del canale, prima
del ritorno nel Mincio, si costruirono due scivoli ad imbuto con interposta una
vasca di contenimento. L’imboccatura di tale canale artificiale infatti appare
ingannevolmente per chi è in navigazione come il proseguimento naturale del
Mincio, mentre in realtà il percorso originario del fiume passa attraverso la
chiusa di uno sbarramento che sembra una diga, spesso in parte chiusa alla
navigazione.
Il fiume è navigabile dal Lago di Garda fino all'immissione nel Po, facendo
attenzione in località Borghetto dove c'è una deviazione pericolosa, maggiori
info nel sito del Canoa Club Verona, nelle vicinanze del suo corso si trovano
importanti industrie. Nel 1984 è stato costituito il Parco regionale del
Mincio.
Regime idrico
Il Sarca presenta un modulo medio annuo a Torbole (in corrispondenza
dell'immissione nel Lago di Garda) di circa 30 mc/sec su base annua che in
realtà non è affatto disprezzabile ma lo scarto fra portate minime e massime a
causa del suo carattere torrentizio può variare anche di 20 volte.
Da precisare che gli altri affluenti che s'immettono direttamente nel lago
forniscono il contributo differenziale, ma con regimi torrentizi misti, di tipo
alpino/subalpino.
Il Mincio invece, con una portata minima assoluta 30 mc/sec, una massima di 150
mc/sec e un modulo medio annuo di 56,8 mc/sec presso Peschiera del Garda (i
dati, misurati all'uscita del Lago di Garda sono praticamente gli stessi che si
hanno alla foce, in quanto il fiume non riceve più affluenti di rilievo nel
tratto in pianura), è un fiume assai regolare e anzi, sicuramente il più
regolare fra gli affluenti di sinistra del Po, con scarti di sole 5 volte fra la
portata massima e quella minima.
La portata del Mincio è inoltre influenzata anche dal ruolo assunto negli
ultimi decenni dal Lago di Garda quale occasionale collettore dell'Adige a
seguito della costruzione della galleria Adige-Garda. tale galleria, che si
stacca dall'Adige in località Mori e termina nel lago a Torbole, è lunga 9873
metri e capace di una portata di 500 mc/s. Essa viene usata solamente in casi
eccezionali come canale scolmatore (come ad esempio in occasione della piena del
2001) ed ha la funzione di salvaguardare dalle inondazioni la città di Verona e
tutto il basso corso del secondo fiume italiano.
Altro
Il Mincio attraversa una zona di confine fra Veneto e Lombardia e presso le sue
rive sono avvenute molte delle grandi battaglie e altri importanti eventi
storici risorgimentali.
Val Padana
Da
la Val Padana è la zona grigia all'interno del bordo rosso « La grande piana a
nord dell'Italia, compresa fra le Alpi … gli Appennini … e l'Adriatico …
esse costituiscono una delle più fertili, grandi e ricche piane del mondo,
coperta di città opulenti ed una popolazione tra gli 8 e i 10 milioni. Questa
immensa area comprende Piemonte, Lombardia, Parma, Piacenza, Modena, Bologna,
Ferrara, Romagna e le terre venete. »
(Napoleone Buonaparte in Emmanuel de Las Cases, Memorial de Ste Hélène, Volume
1, Londra, 1823.)
Il toponimo Pianura Padana o Val Padana indica propriamente una regione
geografica dell'Italia settentrionale che coincide con il bacino idrografico del
fiume Po, nelle regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli
comprendendo anche una piccola parte del Canton Ticino. Raramente viene usato
anche il sinonimo "bassopiano padano".
Il delta del Po continua ad avanzare ogni anno verso il Mare Adriatico, anche se
tale processo è reso molto più limitato dalla presenza di sbarramenti che
limitano la portata solida dei fiumi. Un tempo era ricoperta da foreste nella
parte più umida (bassa pianura) e da brughiere in quella più arida (alta
pianura).
Di fatto costituisce un tutt'uno con: a nord-est la Pianura Veneta, detta
Pianura padano-veneta, di origine alluvionale; a sud-est la piccola Pianura
romagnola, ugualmente di origine alluvionale, dovuta ai corsi d'acqua che si
gettano nel mare Adriatico a partire dal fiume Montone e procedendo verso est.
La superficie occupata dalla Pianura Padana è di circa 45000 chilometri
quadrati. .
L'origine della Pianura Padana
La Pianura Padana, una delle più grandi pianure mediterranee, occupa buona
parte dell'Italia settentrionale, dalle Alpi occidentali al Mare Adriatico, ed
ha all'incirca la forma di un triangolo. Quasi al centro c'è il fiume Po.
Prende il nome dal fiume che l'attraversa in direzione ovest-est, il Po, Padus
in latino, da cui deriva l'aggettivo padano. Fu proprio il Po, insieme con i
suoi affluenti, a dare origine alla pianura. I corsi d'acqua, scendendo dalle
montagne, trascinavano con sé enormi quantità di detriti. Questi si
depositarono e si accumularono sul fondo del mare, fino a colmare quello che, 5
milioni di anni fa, era un grande golfo del Mare Adriatico. Il processo
d'interramento, lento ma inesorabile, durò milioni di anni e continua tuttora.
L'alta e la bassa pianura
Val Padana in provincia di Mantova, sul fondo la montagnaLa Pianura Padana
comprende due zone con differenti caratteristiche: l'alta e la bassa pianura.
Vi è una netta distinzione tra le due fasce, differenti non solo per l'altezza,
ma anche per la natura dei terreni, il regime delle acque e la vegetazione. L'
alta pianura, detta anche pianura asciutta, si stende ai piedi delle Prealpi e
del pedemonte degli Appennini; il suolo è permeabile, composto da sabbie e
ghiaie, e non riesce a trattenere l'acqua piovana. Perciò questa penetra per
decine di metri sotto la superficie fino ad incontrare uno strato di materiale
impermeabile. Sulle rocce impermeabili l'acqua scorre fino al punto in cui ha la
possibilità di riaffiorare dalla falda freatica, dando origine ai fontanili o
risorgive. Tali sorgenti, grazie alla temperatura costante (compresa tra i 9 e i
12 °C) delle loro acque, hanno permesso la diffusione nelle aree interessate di
particolari coltivazioni a prato chiamate marcite.
In corrispondenza della linea delle risorgive inizia la bassa pianura, detta
anche pianura irrigua. Questa ha invece suoli formati da materiali più fini,
argille di solito, impermeabili o poco permeabili, dove le acque ristagnano
originando facilmente paludi e acquitrini.
Clima e ambiente
Tipico scenario estivo della bassa pianura padana: le campagne di Soresina, in
provincia di Cremona, coltivate intensivamenteIl clima è caratterizzato da
un'ampia escursione termica annuale con temperature medie abbastanza basse in
inverno (0°/4 °C) ed alte in estate (da 23 a 25 °C)[2]. Va detto inoltre che,
nella stagione fredda, le temperature minime possono attestarsi anche diversi
gradi al di sotto dello zero nelle ore notturne, e talvolta permanere negative o
prossime allo zero anche nelle ore centrali del giorno (specialmente in caso di
nebbia). In estate invece le temperature massime possono toccare punte di 38
gradi, ed anche superiori.
La piovosità è concentrata principalmente nei mesi primaverili ed autunnali,
ma nelle estati calde e umide sono frequenti i temporali, soprattutto a nord del
Po. La caratteristica conformazione a "conca" della Pianura Padana fa
sì che sia in inverno che in estate vi sia un notevole ristagno dell'aria (è
una delle aree meno ventilate d'Italia), con effetti diversi nelle due stagioni.
In inverno infatti, quando vi è un accumulo freddo e scarsità di vento, si
forma un cuscinetto freddo che può perdurare anche diversi giorni, specie nelle
giornate umide e nebbiose, causando giornate molto rigide e gelo intenso.
Tuttavia in questa stagione vi sono anche diverse giornate più secche ma
comunque sempre rigide, poiché entra direttamente sulla pianura vento freddo
dalla "porta della Bora" (da nordest) e dalla valle del Rodano (da
nordovest); ed è proprio la bora ad essere foriera di perturbazioni fredde
provenienti dalle zone polari che possono portare forte maltempo con temperature
molto basse e neve. In alcune occasioni soffia anche il buran, vento orientale
di origine russa che in certe occasioni riesce a raggiungere la Pianura Padana
sferzandola con intense raffiche foriere di neve. Per contro, nelle zone ai
piedi delle Alpi possono soffiare venti di caduta (occidentali e
nord-occidentali in Piemonte e Valle d'Aosta, settentrionali in Lombardia)il
comune fohn che oltre a rendere il cielo limpidissimo porta giornate più miti e
secche(l'umidita' puo' scendere anche fino al 10%) anche in pieno
inverno.Cessato questo vento pero'se il cielo e' sereno,le temperatura cala
sensibilmente alla notte (anche 10°C in pochissime ore)
In estate invece l'effetto cuscinetto della Pianura Padana produce effetti
opposti, favorendo il ristagno di aria calda e molto umida che produce
temperature alte, connesse a tassi di umidità altrettanto alti, che causano
giornate molto calde ed afose (specialmente in presenza dell'anticiclone
africano). Tale umidità, inoltre, tende spesso a scaricarsi sotto forma di
violenti temporali e grandine.
Si può quindi notare la sostanziale continentalità della Pianura Padana.
Tuttavia questa regione geografica è una zona di "transito" tra il
tipico clima mediterraneo (a sud) e quello oceanico o marittimo temperato (a
nord, nord-ovest). In termini climatologici il clima che caratterizza quasi
l'intera Pianura del Po è detto "temperato umido" (quello
mediterraneo è "temperato secco subtropicale"). Alla luce delle
caratteristiche evidenziate, in linea generale, si può definire il clima della
Pianura Padana come semicontinentale, con caratteristiche di continentalità
molto più marcata rispetto al resto dell'Italia.
La Pianura Padana è limitata a nord e ad ovest dalle Alpi, a sud dagli
Appennini e ad est dal mare Adriatico. La particolare orografia (che la vede
chiusa tra alte catene montuose e libera solo sul lato orientale), ostacolando
in parte i venti e favorendo l'accumulo di forte umidità nell'aria, è causa
del noto fenomeno della nebbia. Le città con più giorni di nebbia in Italia si
addensano infatti attorno al fiume Po, soprattutto verso la zona del delta.
A causa dell'industrializzazione e dell'alta densità di popolazione
(particolarmente in Lombardia ma distribuita su tutta l'area di pianura che
conta circa 20 milioni di abitanti [3] ) dagli anni sessanta è molto cresciuto
il problema dello smog e dell'inquinamento dell'aria in genere, inquinamento che
non colpisce solo le grandi città o le aree industriali ma che si distribuisce
a ricoprire l'intera macroregione. I telerilevamenti da satellite mostrano come
l'inquinamento dell'aria nella Pianura Padana sia il più grave in Europa,
(quarto nel mondo), pari a quello che vede coinvolta la zona del Benelux insieme
alla regione della Ruhr.[4] Inoltre, a differenza delle altre grandi pianure
europee, la Pianura Padana
è quasi totalmente coltivata, lasciando spazi irrisori a boschi e altri
ambienti naturali.
Alcune amministrazioni provinciali e regionali, ad esempio Milano e Lodi, stanno
prodigandosi per migliorare i pochissimi ambienti naturali rimasti nella pianura
e per crearne artificialmente altri, ad esempio col progetto "dieci nuove
foreste di pianura" della Regione Lombardia. In altre province ci si sta
prodigando per passare a un'agricoltura meno intensiva e più estensiva, con la
creazione di corridori ecologici, nell'ambito della protezione della
biodiversità di una macroregione geografica tra le più impoverite
da Wikipedia