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Orsa Maggiore
L'Orsa Maggiore (in latino Ursa Major) è una costellazione tipica dei cieli
boreali; le sue sette stelle più luminose, raggruppate nel celeberrimo
asterismo del Grande Carro, sono visibili per tutto l'anno nell'emisfero nord, e
non tramontano mai a nord del 41°N. Il riferimento all'asterismo come un orso
(le quattro stelle orientali) inseguito da tre cacciatori (le tre di coda) è
probabilmente il più antico mito a cui l'umanità faccia ancora riferimento. In
altre parti del mondo vengono usati nomi diversi: in Nord America è il grande
mestolo, nel Regno Unito è l'aratro.
Caratteristiche
Per approfondire, vedi le voci Grande Carro e Stelle principali della
costellazione dell'Orsa Maggiore.
Come trovare la Stella PolareLe stelle del Grande Carro sono chiamate, in ordine
da ovest ad est, Dubhe, Merak, Phecda, Megrez, Alioth, Mizar e Alkaid (o
Benetnasch), e sono state assegnate loro le lettere greche da ? ad ? (vedi
nomenclatura di Bayer), nello stesso ordine. Mizar ha una stella compagna
chiamata Alcor, appena visibile ad occhio nudo, che è un tradizionale test
della vista. Entrambe le stelle sono in realtà doppie, e sono state,
rispettivamente, la prima binaria visuale e la prima binaria spettroscopica
scoperte.
La Stella Polare può essere trovata disegnando una linea tra Dubhe e Merak,
all'estremo del Gran Carro, e prolungandola di cinque volte. Altre stelle come
Arturo (? Boötis) e Spica (? Virginis) possono essere trovate prolungando
invece il lato lungo.
Nel 1869, Richard. A. Proctor notò che, eccetto per Dubhe e Alkaid, le stelle
del Gran Carro hanno tutte lo stesso moto proprio, che le porta verso un punto
comune del Sagittario. Questo gruppo, noto ora come Gruppo stellare dell'Orsa
Maggiore (Cr 285), del quale sono stati identificati alcuni altri membri,
formava in passato un ammasso aperto.
Da allora le stelle dell'ammasso si sono disperse in una regione di circa 30 per
18 anni luce, posta a circa 75 anni luce di distanza, che è quindi il più
vicino oggetto simile ad un ammasso. Altre 100 stelle circa, inclusa Sirio,
formano una "corrente" che ha lo stesso moto proprio, ma la loro
relazione con l'ex-ammasso non è chiara. Il nostro Sistema Solare si trova sul
bordo esterno di questa corrente, ma non ne fa parte, avendo un'età 40 volte
superiore.
Stelle principali
Alioth ( è la stella principale della costellazione; di magnitudine 1,76 e dal
colore bianco, è una delle stelle del Gruppo stellare dell'Orsa Maggiore.
Dubhe è una stella gialla di magnitudine 1,81; si trova a 124 anni luce
da noi, ossia circa 50 anni luce oltre il Gruppo stellare dell'Orsa Maggiore.
Con Merak forma un asterismo noto come I Puntatori, in quanto utilizzato per
trovare la Stella Polare.
Alkaid è una stella azzurra di magnitudine 1,85, posta a 101 anni luce di
distanza da noi, dunque circa 25 anni luce oltre il Gruppo; nonostante la sua
vicinanza ad esso, si muove in direzione opposta, indicando che si tratta solo
di una stella di passaggio.
Mizar è una stella bianca di magnitudine 2,23; fa coppia con Alcor, in
realtà solo apparentemente, essendo quest'ultima leggermente più lontana.
Mizar è tuttavia essa stessa una stella multipla, con quattro componenti legate
gravitazionalmente.
Merak è una stella bianco-azzurra di magnitudine 2,34; è il secondo
membro dell'asterismo dei Puntatori.
Phecda è una stella bianco-azzurra di magnitudine 2,41; nei suoi pressi si
individua la galassia M109.
Tra le altre stelle, si segnala 47 Ursae Majoris, nota per avere un sistema
planetario con tre pianeti confermati, 2,54 e 0,76 volte la massa di Giove.
Lalande 21185 è la quarta stella più vicina alla Terra (escluso il Sole).
Megrez Ursae Majoris è la stella meno luminosa dell'asterismo del Grande
Carro; ha magnitudine 3,32 ed è una stella di colore bianco.
Oggetti del profondo cielo
Per approfondire, vedi la voce Oggetti non stellari nella costellazione
dell'Orsa Maggiore.
L'asterismo del Grande Carro, su cui si addensa un gran numero di oggetti
celesti. La Galassia M101.La costellazione dell'Orsa Maggiore giace lontano
dalla Via Lattea e dai suoi ricchi campi stellari, dunque entro i suoi confini
non sono visibili ammassi stellari.
Nei pressi della stella Merak si trova una nebulosa planetaria, M97, nota come
Nebulosa Civetta a causa delle due macchie scure sul suo disco, che somigliano
agli occhi sgranati di una civetta.
Innumerevoli sono invece le galassie osservabili entro i suoi confini; tra la più
importanti, spicca la coppia formata da M81 (una delle più brillanti del cielo)
e M82, appartenenti al gruppo di galassie dell'Orsa Maggiore, uno dei gruppo più
vicini al nostro Gruppo Locale. Seguendo un facile asterismo che parte dalla
stella Mizar, si raggiunge la galassia M101, anch'essa molto appariscente e
vicina.
Accanto alla stella Phecda, si individua la galassia spirale barrata M109; a
breve distanza dalla stella Merak si osserva invece M108.
Tra le altre galassie, è notevole specialmente NGC 3184, una galassia spirale
dai bracci molto luminosi e con due grandi regioni HII al suo interno.
Sono presenti infine anche due galassie nane satelliti della nostra Galassia:
Ursa Major I e Ursa Major II.
Storia
L'Orsa Maggiore rasente l'orizzonte.L'identificazione delle 7 stelle principali
con la figura di un orso è presente in diverse e distanti civiltà e, non
avendo questo insieme di stelle alcuna particolare somiglianza con l'animale,
una convergenza culturale casuale è altamente improbabile. Gli abitanti del
Nord America condividevano questo mito prima dell'arrivo dei colonizzatori
europei, probabilmente portato con sé dai primi esseri umani che colonizzarono
il continente 14000 anni fa. Molti studiosi considerano comunque questo mito
ancora più antico, retrodatabile all'europa di trentamila anni fa, quando, come
diversi ritrovamenti testimoniano, era diffuso un culto dell'orso.[1]
Era una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo.
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Zeta Aurigae è una stella della costellazione dell'Auriga. Ha anche i
nomi di Haedi, Azaleh, Sadatoni e Saclateri.
Zeta Aurigae è una binaria ad eclisse, che varia da magnitude +3,61 a +3.99 in
un pediodo di 972 giorni.
La stella principale del sistema è una gigante brillante rossa, circa 160 volte
più grande del Sole; la compagna è di classe spettrale B8. Zeta Aurigae si
trova a circa 790 anni luce da Terra.
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ORIONE COSTELLAZIONE
Mintaka ( Delta Orionis), è una delle tre stelle della
Cintura di Orione, al centro della costellazione di Orione. Il suo nome proprio
deriva dall'arabo mantaqah, che significa, appunto "cintura".
Sebbene la sua magnitudine apparente sia 2,21, Mintaka è solo la settima stella
in ordine di luminosità nella costellazione di Orione e la più debole delle
tre della cintura. Essa ha tuttavia ricevuto la lettera Delta nel catalogo di
Bayer, il quale ha catalogato le stelle della cintura da ovest a est, non
tenendo conto della loro luminosità, ma della loro posizione.
Mintaka è una stella multipla molto complessa. Un debole telescopio rivela già
una compagna di settima magnitudine a 52 secondi d'arco dalla principale. Poiché
Mintaka è distante 915 anni luce, la debole compagna orbita a circa un quarto
di anno luce dalla stella più brillante. In mezzo fra le due è distinguibile
un'altra ancor più debole componente di 14a magnitudine.
La principale è anch'essa una stella binaria che consiste in una stella gigante
di tipo B4 (vedi classificazione stellare) e in una caldissima stella di tipo
O9. Tenendo conto dell'assorbimento della polvere interstellare ognuna delle due
componenti della principale irradia circa 90.000 volte quanto viene irradiato
dal Sole. La massa di ognuna delle due è stata calcolata essere nell'ordine
delle 20 masse solari. Esse sono troppo vicine fra loro per essere risolte da un
telescopio e sono state rilevate mediante lo spettrografo e il fatto che nel
loro moto orbitale si esclissano leggermente l'una con l'altra, provocando una
diminuzione di luminosità di 0,2 magnitudini. Il periodo orbitale delle due
componenti della principale è di 5,73 giorni. Il loro destino sembra quello di
esplodere in due supernovae.
Johannes Hartmann nel 1904 scoprì delle linee di assorbimento nello spettro di
Mintaka, che non potevano essere dovute alle varie componenti della stella. Da
questa scoperta, e da altre simili che seguirono, ora sappiamo che la nostra
Galassia contiene un mezzo interstellare composto da gas e polveri, che
costituisce la materia da cui si formano le nuove stelle.
STRONOMIA
Urano è il settimo pianeta dal Sole e il terzo in ordine di
grandezza (per diametro). Urano è più grande per diametro, ma possiede una
massa minore rispetto a Nettuno.
orbita: 2.870.990.000 km (19,218 UA) dal Sole
diametro: 51.118 km (equatoriale)
massa: 8,683e25 kg
Urano è l'antica divinità greca del cielo, il primo dio supremo. Urano era il
figlio e compagno di Gaia il padre di Crono (Saturno) dei Ciclopi e dei Titani
(i predecessori degli dei dell'Olimpo).
Urano, il primo pianeta scoperto in tempi moderni, fu scoperto da William
Herschel mentre stava sistematicamente scandagliando il cielo con il suo
telescopio il 13 Marzo 1781. Il pianeta era stato osservato anche prima, ma era
stato ignorato perché scambiato con una stella (la prima osservazione
registrata risale al 1690 quando John Flamsteed lo catalogò come 34 Tauri).
Herschel lo chiamò "the Georgium Sidus" (il pianeta giorgiano) in
onore del suo patrono, il re George III d' Inghilterra; altri lo chiamarono
"Herschel". Il nome "Urano" fu proposto per la prima volta
da Bode seguendo la tradizione di attribuire ai pianeti nomi della mitologia
greca, ma questa denominazione non entrò in uso prima del 1850.
Urano è stato visitato soltanto dalla sonda Voyager 2 il 24 Gennaio 1986.
La maggior parte dei pianeti ruota attorno al proprio asse quasi
perpendicolarmente al piano dell' eclittica mentre l'asse di Urano è quasi
parallelo all'eclittica. Al momento dell'incontro con il Voyager 2, il polo sud
di Urano era puntato in direzione del Sole. Questo fatto faceva sì che le
regioni polari ricevessero maggior radiazione solare rispetto a quelle
equatoriali Urano tuttavia è più caldo all'equatore rispetto ai poli. Il
meccanismo che dà luogo a questo riscaldamento è sconosciuto.
Esiste un dibattito su quale sia il polo nord di Urano! O il suo asse è
inclinato un po' più di 90 gradi e la sua rotazione è diretta, o è meno di 90
gradi e la sua rotazione è retrograda.
Urano è composto principalmente di roccia e vari tipi di ghiaccio, con circa il
15% di idrogeno e una picoola parte di elio (a differenza di Giove e Saturno che
sono composti pricipalmente di Idrogeno). Urano (e Nettuno) sono in un certo
senso simili al nucleo di Giove e Saturno tranne che per l'involucro di idrogeno
metallico liquido. Sembra che Urano non abbia un nucleo roccioso come quello di
Giove e Saturno , ma piuttosto il suo materiale è distribuito in modo più o
meno uniforme.
L'atmosfera di urano è composta per 83% di idrogeno, 15% di elio e 2% di
metano.
Come gli altri pianeti gassosi, Urano possiede bande di nubi che si muovono
rapidamente, ma queste sono estremamente deboli, e sono visibili solo esaminando
le immagini ingrandite del Voyager 2 (a destra). Le recenti osservazioni
compiute con l' HST (a sinistra) mostrano tracce molto più grandi e
pronunciate. Si ritiene che le differenze tra le immagini prese dal Voyager 2 e
dal telescopio spaziale siano dovute ad effetti stagionali (il Sole si trova
oggi ad una latitudine di Urano che produce maggiori effetti dovuti al dì e
alla notte).
Il colore blu di urano è dovuto all'assorbimento della radiazione rosssa da
parte del metano presente nell'alta atmosfera. Ci potrebbero essere bande
colorate come quelle di Giove , ma queste sarebbero comunque nascoste dagli
strati di metano sovrastanti.
Come gli altri pianeti gassosi, Urano ha un sistema di anelli. Come quelli di
Giove sono molto scuri, ma possiedono una composizione simile a quella degli
anelli di Saturno con particelle di grandi dimensioni che superano i 10 metri di
diametro miste a polvere finissima. Ad oggi sono noti 11 anelli, tutti molto
deboli; il più brillante è conosciuto col nome di anello Epsilon. Gli anelli
di Urano furono i primi ad essere stati scoperti dopo quelli di Saturno Questa
scoperta fu molto importante perché ci permise di capire che gli anelli sono
una struttura comune nei pianeti, e non una peculiarità di Saturno.
Il Voyager 2 scoprì 10 piccoli satelliti in aggiunta ai 5 più grandi già
conosciuti.
Il campo magneti di Urano è particolare in quanto non è centrato rispetto al
centro del pianeta, ma è inclinato di 60 gradi rispetto all'asse di rotazione.
Esso è probabilmente generato da movimenti che hanno luogo nelle profondità
del pianeta.
Urano è al limite della visibilità umana ad occhio nudo sotto un cielo scuro;
E' più facile individuarlo con un binocolo (se si conosce la direzione nella
quale guardare). Attraverso un telescopio amatoriale il pianeta appare come un
piccolo disco. Le carte cerca pianeti di Mike Harvey mostrano la posizione
corrente di Urano (e degli altri pianeti) nel cielo, , ma per poter trovare il
pianeta sono necessarie carte più dettagliate che si possono ottenere con
programmi che simulano la volta celeste come Starry Night.
I satelliti di Urano
Urano possiede 15 satelliti più 2 scoperti recentemente ai quali non è ancora
stato assegnato un nome.
A differenza degli altri corpi del sistema solare i cui nomi derivano dalla
mitologia classica i satelliti di Urano prendono i loro nomi dai personaggi
delle opere di Shakespeare e Pope.
Essi formano due classi distinte: i 10 più interni, piccoli e molto scuri
scoperti dal Voyager 2 e i 5 esterni più grandi (a destra).
I satelliti di Urano possiedono orbite quasi circolari situate sul piano
equatoriale del pianeta (e quindi posti ad un grande angolo rispetto al piano
dell' eclittica).
Marte è il quarto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole. Si
classifica come un pianeta terrestre che presenta un'atmosfera molto rarefatta,
temperature medie superficiali comprese tra -140° e 20° C e dimensioni assai
ridotte (il diametro è circa la metà di quella della Terra).
Marte assomiglia alla Terra più di qualsiasi altro pianeta: sono infatti simili
a quelle terrestri l'inclinazione dell'asse di rotazione e la durata del giorno,
inoltre la sua superficie presenta formazioni vulcaniche, valli, calotte polari
e deserti. Tuttavia essa è anche segnata da numerosi crateri di meteoriti,
quasi al pari della nostra Luna. Il pianeta è inoltre sede dell'Olympus Mons,
il vulcano più grande del Sistema Solare con un'altitudine di 27 km, e della
Valles Marineris, il canyon più esteso. Nel giugno 2008 la rivista Nature ha
esposto le prove di un enorme cratere sull'emisfero boreale circa quattro volte
più grande del cratere chiamato il Bacino Polo Sud-Aitken[1][2].
Fino al 1965, Marte appariva all'osservazione astronomica come un mondo coperto
da oceani e continenti, proprio come la Terra, sul quale sarebbe stato possibile
trovare la vita. Questo era dovuto alle periodiche variazioni di luce e ombra
visibili dai telescopi. La missione del Mariner 4 confutò queste teorie
mostrandoci un pianeta desertico e arido. La speranza che Marte possa accogliere
la vita però tornò quando il modulo Phoenix scoprì dell'acqua sotto forma di
ghiaccio, il 31 luglio 2008.[3] Attualmente sono tre i satelliti artificiali
funzionanti che orbitano attorno a Marte: il Mars Odyssey, il Mars Express e il
Mars Reconnaissance Orbiter. Il lander Phoenix ha recentemente concluso la sua
missione di studio della geologia marziana e ha fornito le prove dell'esistenza
di acqua allo stato liquido in passato su ampie zone della superficie. Inoltre
ha testimoniato l'avvenimento nell'ultimo decennio di flussi d'acqua sempre
sulla superficie simili a geyser[4]. Osservazioni da parte del Mars Global
Surveyor manifestano un contrazione della calotta di ghiaccio a polo sud[5].
Attorno a Marte orbitano i satelliti naturali Phobos e Deimos, probabilmente due
asteroidi piuttosto piccoli e dalla forma irregolare, catturati dal suo campo
gravitazionale. Marte ha anche alcuni asteroidi troiani. Tra questi si ricorda
5261 Eureka.
Marte prende il nome dall'omonima divinità della mitologia romana. Viene
inoltre chiamato il "Pianeta rosso" a causa del suo colore
caratteristico dovuto alle grandi quantità di ossido di ferro che lo ricoprono.
Il simbolo astronomico del pianeta è la rappresentazione stilizzata dello scudo
e della lancia del dio ().
Cenni storici
La rotazione di Marte è, dopo Venere, il pianeta più facilmente individuabile
dalla Terra, per via della grande luminosità relativa e del caratteristico
colore rosso. Per questo motivo già le popolazioni antiche lo associavano
all'immagine di Ares/Marte, dio del fuoco e della guerra.
Fu solo sul finire del XIX secolo, tuttavia, che attente osservazioni
consentirono la scoperta dei due satelliti naturali, Phobos e Deimos,
probabilmente asteroidi catturati dalla gravità del pianeta. L'esistenza di
tali satelliti era già stata postulata da tempo, tanto che oltre un secolo e
mezzo prima Jonathan Swift ne citava alcuni dati orbitali approssimativi ne I
viaggi di Gulliver. Nello stesso periodo un'errata traduzione dei lavori di
Schiaparelli, astronomo italiano, portò il mondo scientifico a credere che su
Marte vi fossero canali irrigui artificiali, mentre effettivamente lo scienziato
aveva solo parlato di grandi solchi sulla superficie.
Le aspettative del grande pubblico vennero disattese quando, nel 1965, la sonda
Mariner 4 raggiunse per la prima volta il pianeta, non rilevando segni di
costruzioni. Il primo atterraggio di sonde automatiche avvenne undici anni dopo,
con le missioni Viking I e II, ma non vennero rilevate tracce di vita o di
composti organici in superficie. Dal finire dello scorso secolo Marte è stato
nuovamente meta di numerose sonde, statunitensi ed europee, che hanno portato a
un significativo miglioramento delle nostre conoscenze sul pianeta. La strada è
forse spianata per il primo sbarco umano nei prossimi decenni.
Osservazione da Terra
Per approfondire, vedi la voce Osservazione di Marte.
Marte è un pianeta difficile da osservare, poiché a causa del periodo orbitale
il pianeta risulta in opposizione (e quindi facilmente osservabile) solo ogni
due anni circa. Mentre a causa dell'eccentricità orbitale la sua distanza
relativa varia ad ogni opposizione determinando piccole e grandi opposizioni,
con un diametro apparente da 13,5 a 25 secondi d'arco.
Parametri orbitali
Per approfondire, vedi la voce Parametri orbitali di Marte.
Confronto delle dimensioni dei quattro pianeti terrestri: da sinistra, Mercurio,
Venere, la Terra e Marte.Marte orbita attorno al Sole ad una distanza media di
circa 228 milioni di km (1,52 unità astronomiche); a causa della discreta
eccentricità della sua orbita, pari a 0,09341233, la sua distanza dalla Terra
all'opposizione può oscillare fra circa 100 e circa 56 milioni di km. Solo
Mercurio ha un'eccentricità superiore nel Sistema Solare. Tuttavia in passato
Marte seguiva un'orbita molto più circolare: circa 1,35 milioni di anni fa la
sua eccentricità era equivalente a 0,002 che è molto inferiore a quella
terrestre attuale[6]. Marte ha un ciclo di eccentricità di 96 000 anni
terrestri paragonati ai 100 000 della Terra. Negli ultimi 35 000 anni l'orbita
marziana è diventata sempre più eccentrica a causa delle influenze
gravitazionali degli altri pianeti e il punto di maggior vicinanza tra Terra e
Marte continuerà e diminuire nei prossimi 25 000 anni[7]. Il periodo di
rivoluzione del pianeta è pari a 686,979 giorni terrestri; il piano dell'orbita
si discosta di circa 1,85° da quello dell'eclittica. Il giorno solare su Marte
(detto sol) è leggermente più lungo di quello terrestre: 24 ore, 39 minuti e
35,244 secondi. Marte ha una massa pari ad appena l'11% di quella terrestre; il
suo raggio equatoriale misura 3392,8 km.
Caratteristiche fisiche
Atmosfera
Composizione Atmosferica
Anidride carbonica (CO2) 95,32%
Azoto (N2) 2,7%
Argon (Ar) 1,6%
Ossigeno (O2) 0,13%
Monossido di carbonio (CO) 0,07%
Acqua (H2O) 0,03%
Monossido di azoto (NOx) 0,01%
Neon (Ne) tracce
Kripton (Kr) tracce
Xenon (Xe) tracce
Ozono (O3) tracce
Metano (CH4) tracce
Per approfondire, vedi la voce Atmosfera di Marte.
Il sottile strato atmosferico di Marte è visibile sull'orizzonteLa magnetosfera
di Marte è assente a livello globale e, in seguito alle rilevazioni del
magnetometro MAG/ER del Mars Global Surveyor, considerando che è stata
constatata l'assenza di magnetismo sopra i crateri Argyre e Hellas Planitia[8],
si presume sia scomparsa da circa 4 miliardi di anni e quindi i venti solari
colpiscono direttamente la sua ionosfera. Questo mantiene l'atmosfera del
pianeta piuttosto sottile per via della continua asportazione di atomi dalla
parte più esterna della stessa. A riprova di questo fatto sia il Mars Global
Surveyor che il Mars Express hanno individuato queste particelle atmosferiche
ionizzate allontanarsi dietro il pianeta. La pressione atmosferica media è di
700 Pa ma varia da un minimo di 30 Pa sull'Olympus Mons a oltre 1155 Pa nella
depressione di Hellas Planitia. Per un paragone Marte ha una pressione
atmosferica pari a 1% rispetto alla Terra.
L'atmosfera marziana si compone principalmente di biossido di carbonio (95%),
azoto (2,7%), argon (1,6%), vapore acqueo, ossigeno e ossido di carbonio.
Tracce di metano rilasciate nell'atmosfera durante l'estate dell'emisfero
nordAlcune ricerche affermano di aver scoperto del metano nell'atmosfera
marziana in concentrazioni di 10 ppb per volume[. Dato che il metano è un gas
instabile che viene scomposto dalla radiazione ultravioletta solitamente in un
periodo di 340 anni nelle condizioni atmosferiche marziane, la sua presenza
indica l'esistenza di una fonte relativamente recente del gas. Tra le possibili
cause troviamo attività vulcanica, l'impatto di una cometa e la presenza di
forme di vita microbiche generanti metano. Un'altra possibile causa potrebbe
essere un processo non biologico dovuto alle proprietà della serpentinite di
interagire con acqua, anidride carbonica e l'olivina, un minerale comune sul
suolo di Marte.
Durante l'inverno i poli marziani non sono raggiunti dalla luce solare[senza
fonte] e questo provoca il condensamento del 25-30% dell'atmosfera che forma
spessi strati di ghiaccio secco o di anidride carbonica. Con l'estate il
ghiaccio sublima causando grandi sbalzi di pressione e conseguenti tempeste con
venti che raggiungono i 400 km/h. Questi fenomeni stagionali trasportano grandi
quantità di polveri e vapore d'acqua che generano grandi cirri. Queste nuvole
vennero fotografate dal rover Opportunity nel 2004
Clima [modifica]
Tra tutti i pianeti del Sistema Solare, Marte è quello con il clima più simile
a quello terrestre per via dell'inclinazione del suo asse di rotazione. Le
stagioni tuttavia durano circa il doppio dato che la distanza dal Sole lo porta
ad avere una rivoluzione di 2 anni pressapoco. Le temperature variano dai -140
°C degli inverni polari a 20 °C dell'estate. La forte escursione termica è
dovuta anche al fatto che Marte ha un'atmosfera sottile (e quindi una bassa
pressione atmosferica) e una bassa capacità di trattenere il calore del suolo
Una differenza interessante rispetto al clima terrestre è dovuto alla sua
orbita molto eccentrica. Infatti Marte è prossima al periastro quando c'è
estate nell'emisfero meridionale (e l'inverno in quello settentrionale) e vicino
al afastro si ha la situazione opposta. La conseguenza è un clima più estremo
nell'emisfero sud rispetto a quello nord. Le temperature estive dell'emisfero
meridionale possono essere fino a 30 °C più calde di quelle di un'equivalente
estate in quello nord.
Rilevanti sono anche le tempeste di sabbia che possono estendersi su una piccola
zona così come sull'intero pianeta. Solitamente si verificano quando Marte si
trova prossimo al Sole ed è stato dimostrato che aumentino la temperatura
atmosferica del pianeta.
Entrambe le calotte polari sono composte principalmente da acqua ricoperta da
uno strato di circa un metro di anidride carbonica solida al polo nord mentre lo
stesso strato raggiunge gli otto metri in quello sud Entrambi i poli presentano
dei disegni a spirale ottenuti grazie all'interazione tra calore solare
disomogeneo le sublimazione e condensazione del ghiaccio. Inoltre variano le
loro dimensioni a seconda della stagione che corre .
Geografia
Polo nord marziano Per approfondire, vedi la voce Superficie di Marte.
La maggior parte dell'emisfero meridionale di Marte è costituita da un unico,
vasto altipiano che presenta molti crateri da impatto. La struttura di Marte
presenta sia similitudini che differenze notevoli con la Terra. La superficie di
Marte non pare movimentata dall'energia che caratterizza quella terrestre. In
sostanza, Marte non ha una crosta suddivisa in placche, e quindi la tettonica a
zolle del modello terrestre risulta inapplicabile a tale pianeta.
L'attività vulcanica è stata molto intensa, come testimonia la presenza di
imponenti vulcani. Il maggiore di essi è il Monte Olimpo, che, con una base di
600 km e un'elevazione pari a circa 27 km rispetto alle pianure circostanti, è
il maggior vulcano del sistema solare. Esso è molto simile ai vulcani a scudo
delle isole Hawaii, originatisi dall'emissione per lunghissimi tempi di lava
molto fluida. Uno dei motivi per i quali tali giganteschi edifici vulcanici sono
presenti è che, per l'appunto, la crosta marziana è priva della mobilità
delle placche tettoniche. Questo significa che i "punti caldi" da cui
sale in superficie il magma battono sempre le stesse zone del pianeta, senza
spostamenti nel corso di milioni di anni di attività. La ridotta forza di
gravità ha certamente agevolato la lava, che su Marte ha un peso di poco
superiore a quello dell'acqua sulla Terra. Questo rende possibile una più
facile risalita dal sottosuolo e una più ampia e massiva diffusione sulla
superficie.
Un gigantesco canyon, lungo 5000 km, largo 500 km e profondo 5-6 km attraversa
il pianeta all'altezza dell'equatore e prende il nome di Valles Marineris, ed è
l'unica struttura vagamente simile a quelle osservate nel XIX secolo e
considerate poi uno dei più grandi sbagli della moderna astronomia. La sua
presenza costituisce un vero e proprio sfregio sulla superficie marziana, e data
la sua enorme struttura, non è chiaro cosa possa averla prodotta: certamente
non l'erosione data da agenti atmosferici o acqua. La struttura di questo canyon
è tale da far sembrare minuscolo il Grand Canyon americano. L'equivalente
terrestre sarebbe, dimensionalmente parlando, un canyon che partisse da Londra e
arrivasse a Città del Capo, con profondità dell'ordine dei 10 km. Questo
consente di capire come tale canyon abbia una considerevole importanza per la
struttura di Marte, e come esso non sia classificabile con casi noti sulla
Terra.
Nomenclatura
Per approfondire, vedi la voce Nomenclatura di Marte.
La nomenclatura marziana, segue le mappe create dai primi osservatori del
pianeta. Una tra le prime mappe in cui sono definiti i nomi della superficie del
pianeta risale al 1877 ad opera di Giovanni Virginio Schiaparelli, il quale
determinò e descrisse le principali conformazioni ricavando i nomi da termini
indicanti antichi popoli (Ausonia), dei, luoghi geografici (Syrtis Major,
Benacus Lacus), mitologici (Cerberus, Gorgonium Sinus) ecc. Sono poi seguite
altre mappe come quelle di Lowell (1894), Antoniadi (1909), De Mottoni (1957).
Successivamente la nomenclatura è stata approvata dall'IAU e ufficialmente
introdotta per identificare i luoghi marziani.
Geologia
Per approfondire, vedi la voce Struttura interna di Marte.
Mappa topografica di Marte. Sono evidenti gli imponenti altipiani vulcanici (in
rosso) e i profondi crateri (in blu)Grazie alle osservazioni dalla sua orbita
attraverso lo spettrometro TES del Mars Global Surveyor e l'analisi dei
meteoriti, è possibile sapere che Marte ha una superficie ricca di basalto.
Alcune zone però mostrano quantità predominanti di silicio che potrebbe essere
simile all'andesite sulla Terra. Gran parte della superficie è coperta da
ossido ferrico che gli conferisce il suo peculiare colore rosso intenso.
Il nucleo di Marte è composto principalmente da ferro con il 14-17% di solfuro
di ferro e si estende per un raggio di circa 1480 km. Molto probabilmente il
nucleo non è liquido, ma allo stato viscoso; di conseguenza Marte non presenta
un campo magnetico apprezzabile (massimo 5 nT, nanoTesla) né attività
geologica di rilievo. Questo comporta la mancanza di protezione del suolo del
pianeta dall'attività di particelle cosmiche ad alta energia, tuttavia la
maggiore distanza dal Sole rende meno violente le conseguenze della sua
attività. Anche se Marte non dispone di un campo magnetico intrinseco, è
possibile provare che parti della sua crosta siano state magnetiche e che si sia
avuta una polarità alternata attorno ai suoi due poli. Una teoria, pubblicata
nel 1999 e rivista nel 2005 assieme alle ricerche del Mars Global Surveyor,
deduce dal paleomagnetismo marziano che fino a circa 4 miliardi di anni fa
esistevano movimenti tettonici su Marte e la loro scomparsa è la causa di una
magnetosfera quasi inesistente.
Il mantello, più denso di quello terrestre (di circa 2.35 volte), è composto
soprattutto da silicati e, benché sia attualmente inattivo, è l'origine di
tutte le testimonianze di fenomeni tettonici e vulcani sul pianeta.
La crosta ha uno spessore medio di 50 km con un picco di 125 km. Per fare un
confronto con quella terrestre, che ha uno spessore di circa 40 km, si potrebbe
dire che la crosta marziana è tre volte più spessa, considerando le dimensioni
doppie del nostro pianeta.
La storia geologica di Marte è stata divisa in tre ere ricorrendo all'analisi
dei crateri d'impatto presenti sulla sua superficie:
- Epoca Noachiana (così nominata dalla Noachis Terra): si colloca tra 3,8
miliardi e 3,5 miliardi di anni fa. Vede la formazione della superficie più
antica di Marte ed è riconoscibile per le numerose cicatrici lasciate dai
crateri. La regione Tharsis si è formata in questo periodo, anche grazie a
grandi correnti di acqua allo stato liquido presenti in questo periodo.
- Epoca Hesperiana (da Hesperia Planum): da 3,5 miliardi a 1,8 miliardi di anni
fa. Degna di nota per la formazione di ampie pianure laviche.
- Epoca Amazzoniana (da Amazonis Planitia): da 1,8 miliardi di anni fa al
presente. Tra gli aspetti salienti la formazione in questo periodo dell'Olympus
Mons e di altre grandi strutture vulcaniche.
Idrologia
Foto di una formazione rocciosa originata da interazione con acqua al
microscopio ripresa da OpportunityAttualmente la presenza di acqua allo stato
liquido è impossibile su Marte a causa della sua pressione atmosferica
eccessivamente bassa[18][19](salvo in zone di elevata depressione per brevi
periodi di tempo). Il ghiaccio d'acqua però è abbondante: i poli marziani
infatti ne sono ricoperti e lo strato di permafrost si estende fino a latitudini
di circa 60°[20]. La NASA nel marzo del 2007 annunciò che se si ipotizzasse lo
scioglimento totale delle calotte polari, l'intero pianeta verrebbe sommerso da
uno strato d'acqua profondo 11 metri.
Si ritiene che grandi quantità di acqua siano intrappolate sotto la spessa
criosfera marziana. La formazione della Valles Marineris e dei suoi canali di
fuoriuscita dimostrano infatti che durante le fasi iniziali della storia di
Marte fosse presente una grande quantità di acqua allo stato liquido. Una
testimonianza più recente la si può ritovare nella Cerberus Fossae, una
frattura della crostra risalente a 5 milioni di anni fa, dalla quale proviene il
mare ghiacciato attualmente visibile sulla Elysium Planitia con al centro il
Cerberus Palus. Tuttavia è ragionevole ritenere che la morfologia di questi
territori possa essere dovuta alla stagnazione di correnti laviche anziché
all'acqua . La struttura del terreno e sua inerzia termica paragonabile a quella
delle pianure di Gusev, assieme alla presenza di formazioni coniche simili a
vulcani, avvalorano la seconda tesi. In più la stechiometria molare frazionaria
dell'acqua in quelle aree è solamente del 4% circa attribuibile più a minerali
idrati che alla presenza di ghiaccio superficiale.
Le teorie che vedevano la rete di canali marziani come letti di fiumi vennero
confutate grazie alle fotografie ad alta risoluzione del Mars Global Surveyor.
Infatti nonostante siano visibili reti complesse apparentemente dotate di
affluenti e corsi principali, non sono state scoperte sorgenti o reti in scala
inferiore che possano giustificare l'origine di ipotetici corsi d'acqua di
grande portata. Il Mars Global Surveyor tuttavia ha anche fotografato alcune
centinaia di esempi simili a faglie marine presso crateri e canyon. Queste
faglie sono maggiormente presenti su altipiani dell'emisfero australe e tutte
hanno un orientamento di 30° rispetto al polo meridionale. Non sono state
riscontrate erosioni o crateri lasciando supporre una loro formazione piuttosto
recente.
La gravità su Marte
Sulla superficie di Marte l'accelerazione di gravità è mediamente pari a 0,376
volte quella terrestre. A titolo di esempio, si potrebbe affermare che un uomo
dalla massa di 70 kg che misurasse il proprio peso su Marte facendo uso di una
bilancia altrimenti tarata sull'accelerazione di gravità terrestre
registrerebbe un valore pari a circa 26,4 kg.
Satelliti naturali
Confronto tra le dimensioni di Phobos e Deimos Per approfondire, vedi la voce
Satelliti naturali di Marte.
Il pianeta possiede due satelliti naturali, Phobos, dal diametro di circa 27 km,
e Deimos, che misura circa 10 km. Entrambi i satelliti vennero scoperti da Asaph
Hall nel 1877. I loro nomi, Paura e Terrore, richiamano la mitologia greca
secondo la quale Phobos e Deimos accompagnavano il padre Ares, Marte per i
Romani, in battaglia.
Le orbite delle due lune sono molto differenti rispetto a quello della nostra
Luna. Phobos infatti sorge a ovest e tramonta a est per poi risorgere dopo solo
11 ore. Tuttavia poiché si trova sotto l'altitudine sincrona, Phobos è
destinato, in un periodo di tempo stimato in 50 milioni di anni, ad avvicinarsi
sempre più al pianeta fino ad oltrepassare il limite di Roche e disintegrarsi
per effetto delle intense forze mareali. Deimos invece si trova appena al di
fuori dell'orbita sincrona sorge a est ma impiega circa 2,7 giorni per
tramontare a ovest nonostante la sua orbita sia di 30 ore.
Non è ancora chiaro come e se Marte abbia catturato le sue lune. Entrambe hanno
un'orbita circolare, prossima all'equatore, cosa piuttosto rara per dei corpi
catturati. Phobos tuttavia, con la sua orbita instabile, può far pensare che
comunque la cattura è stata relativamente recente.
Esplorazione di Marte
Per approfondire, vedi le voci Esplorazione di Marte e Colonizzazione di Marte.
Numerose sono state le missioni verso Marte intraprese dall'Unione Sovietica,
Stati Uniti, Europa e Giappone per studiarne la geologia, l'atmosfera e la
superficie.
Circa i due terzi delle missioni tuttavia sono risultate degli insuccessi
costituiti da perdite e da vari inconvenienti tecnici. Anche per questo motivo
il pianeta conserva il suo fascino, il suo mistero e, più in generale,
un'ulteriore motivazione per proseguire le ricerche. Le probabilità di trovare
tracce di vita attuale su questo pianeta, così come oggi esso ci appare, sono
estremamente ridotte; tuttavia, se fosse confermata la presenza di acqua in
tempi remoti, aumenterebbero le probabilità di trovare tracce di vita passata.
Missioni passate
Vista del suolo di Marte da Viking 1 Francobollo del Lander Mars 3 (USSR,1972)Il
primo successo si ebbe nel 1964 con il passaggio in prossimità di Marte del
Mariner 4 della NASA. Il primo atterraggio invece avvenne nel 1971 grazie ai
sovietici Mars 2 e Mars 3 che però persero i contatti con la Terra pochi minuti
dopo. In seguito fu creato il programma Viking del 1975 lanciato dalla NASA che
consisteva in due satelliti orbitanti con un modulo di atterraggio che
raggiunsero il suolo nel 1976. Il Viking 1 rimase operativo per sei anni mentre
il Viking 2 per tre. Grazie alla loro attività si ebbero le prime foto a colori
della superficie marziana e mappature di qualità tale da essere ancora usate
attualmente.
Nel 1988 i moduli sovietici Phobos 1 e 2 furono inviati per lo studio di Marte e
delle sue due lune. Si perse il segnale di Phobos 1 mentre era in viaggio e
Phobos 2 riuscì ad inviare foto del pianeta e di Phobos ma si guastò giusto
prima di rilasciare due sonde sulla luna.
Dopo il fallimento nel 1992 del Mars Observer, la NASA nel 1996 inviò il Mars
Global Surveyor. La missione di mappatura fu un completo successo e si concluse
nel 2001. I contatti si interruppero nel novembre del 2006 dopo 10 anni
nell'orbita marziana. Un mese dopo il lancio del Surveyor, la NASA lanciò il
Mars Pathfinder che trasportava il robot da esplorazione Sojourner che ammartò
nell'Ares Vallis. Anche questa missione fu un successo e divenne famosa per le
immagini che inviò sulla Terra.
La missione più recente è stata quella del rover Phoenix che lasciò la Terra
il 4 agosto 2007 per raggiungere il polo nord marziano il 25 maggio 2008. Il
modulo è dotato di un braccio meccanico con un raggio d'azione di 2,5 metri in
grado di scavare per 1 metro nel suolo. Dispone inoltre di una telecamera in
miniatura che il 15 giugno 2008 scoprì una sostanza che si rivelò essere acqua
il 20 dello stesso mese[28][29]. La missione si concluse il 10 novembre quando
si perse contatto.
Missioni in corso [modifica]
Il modulo di ammartaggio di SpiritNel 2001 la NASA inviò il satellite Mars
Odyssey la cui missione terminerà nel settembre 2010. Il satellite, dotato di
uno spettrometro a raggi gamma ha identificato grandi quantità di idrogeno
nella regolite marziana. Si ritiene che l'idrogeno fosse contenuto in ampi
depositi di ghiaccio.
Nel 2003 l'ESA lanciò il Mars Express Orbiter assieme al modulo di ammartaggio
Beagle 2 che venne dichiarato perso agli inizi del febbraio 2004. La squadra del
Planetary Fourier Spectrometer, alloggiato nel satellite, scoprì il metano su
Marte. Nel giugno 2006 l'ESA inoltre annunciò l'avvistamento di aurore sul
pianeta. La NASA invece inviò i due rover gemelli Spirit (MER-A) e Opportunity
(MER-B) che raggiunsero il suolo marziano con successo nel gennaio 2004. Tra le
scoperte principali si ha la prova definitiva dell'esistanza di acqua allo stato
liquido nel passato grazie al ritrovamento delle sue tracce in entrambi i punti
di ammartaggio. I diavoli di sabbia e le forti correnti inoltre hanno allungato
la vita dei rover grazie alla continua pulizia dei loro pannelli solari.
Il 12 agosto 2005 fu la volta del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA che
arrivò a destinazione il 10 marzo 2006 per una missione di due anni. Tra gli
obiettivi c'è la mappatura del terreno marziano e delle condizioni atmosferiche
per trovare un luogo di ammartaggio adatto alle prossime missioni. Il satellite
è dotato anche di un nuovo sistema di telecomunicazione con la Terra. Da notare
che il Mars Reconnaissance Orbiter ha scattato le prime immagini di valanghe
presso il polo nord del pianeta il 3 marzo 2008.
La missione Dawn infine passerà nell'orbita di Marte nel febbraio 2009 per
poter proseguire il suo viaggio verso Vesta e Cerere.
Missioni future
Rappresentazione del Mars Science Laboratory, 2007Alla generazione dei Mars
Exploration Rovers seguirà nel 2009 il Mars Science Laboratory: un rover più
avanzato, grande e veloce (90 m/h). Tra i suoi obiettivi ci sarà il
campionamento laser della composizione chimica delle rocce entro 13 metri[34].
Per lo stesso anno è programma una missione congiunta di Russia e Cina, la
Phobos-Grunt, che avrà il compito di raggiungere la luna marziana per poi
ritornare sulla Terra con dei campioni di terreno.
Nel 2013 l'ESA prevede l'invio di ExoMars, un progetto in cui l'Italia risulta
essere il primo finanziatore e italiana è anche molta della tecnologia di bordo
so sarà il primo rover in grado di perforare il suolo fino a 2 metri di
profondità per ricercare molecole organiche e stabilire l'eventuale esistenza
di vita passata sul Marte[36][37].La missione Exomars avrà inoltre tra i suoi
obiettivi la validazione delle tecnologie necessarie per l'esplorazione sicura
del pianeta in prospettiva di una "Mars Sample Return", ovvero una
missione di andata e ritorno sulla Terra[38].
L'esplorazione con equipaggi di Marte è stata considerata come un obiettivo a
lungo termine dagli Stati Uniti attraverso il Vision for Space Exploration
annunciato nel 2004 dal Presidente George W. Bush[39]. Una cooperazione tra NASA
e Lockheed Martin a questo proposito ha iniziato il progetto di Orion la cui
missione di prova è programmata per il 2020 verso la Luna poi intraprendere il
viaggio verso Marte. L'ESA invece prevede di inviare astronauti su Marte nel
periodo tra 2030 e il 2035. La missione sarà preceduta dall'invio di grandi
moduli iniziando con l'ExoMars e un'altra missione di andata e ritorno[40].
Il 15 settembre 2008, la NASA ha inoltre annunciato la missione MAVEN
programmata per la fine del 2013 per lo studio dell'atmosfera marziana [41].
Vita su Marte [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Vita su Marte.
Nel luglio 2008 la NASA annuncia che ha le prove della presenza dell'acqua su
Marte. In passato erano stati osservati i segni della passata presenza di acqua:
sono stati osservati canali simili ai letti dei fiumi sulla terra. È tuttora
oggetto di molti dibattiti l'origine dell'acqua liquida che un tempo scorreva
sul pianeta; al giorno d'oggi l'acqua, sotto forma di ghiaccio, costituisce una
piccola parte delle calotte polari (il resto è formato da anidride carbonica
solida). Altra acqua si trova sotto il suolo del pianeta, ma in quantità ancora
sconosciuta. La presenza di acqua nel sottosuolo del polo sud di Marte è stata
confermata dalla sonda europea Mars Express nel gennaio del 2004; nel 2005 il
radar MARSIS, strumento italiano collocato a bordo della stessa sonda, ha
individuato un deposito di ghiaccio dello spessore maggiore di un chilometro tra
gli 1,5 e i 2,5 km di profondità, nei pressi della regione di Chryse Planitia.
Il 6 agosto 1996 David McKay annunciò la scoperta di un microrganismo fossile
in un meteorite di provenienza marziana. Questa prima prova dell'esistenza di
vita extraterrestre è stata tuttavia al centro di studi scientifici
contraddittori, e ancora oggi molti studiosi sono al lavoro per confermare o
smentire questa ipotesi.
Il 1º agosto 2008 la sonda Phoenix individua l'acqua, sotto forma di ghiaccio,
sulla superficie di Marte.
Nell'ottobre 2008 è stata accertata dalla sonda Phoenix neve nelle nuvole
marziane, che si è però dissolta prima di raggiungere il suolo.
Dibattiti popolari sulla vita su Marte
Spesso, formazioni naturali sulla superficie marziana sono state interpretate da
alcuni come manufatti artificiali, che avrebbero provato l'esistenza di una non
meglio definita civiltà marziana. La Faccia su Marte ne è l'esempio più
famoso. La teoria di archeologia marziana viene sostenuta dal traduttore dal
sumero Zecharia Sitchin, che sostiene l'esistenza di riferimenti a tale zona
marziana nella letteratura sumerica.
Il 23 gennaio 2008 la NASA ha pubblicato alcune foto eseguite dal robot Spirit
nel novembre del 2007. Sulla sinistra della foto alcuni blogger credono di
individuare una figura di forma umanoide. La NASA ha reso noto che
l'"alieno" immaginato è in realtà un sasso alto 5 cm scolpito dal
vento. Si tratta insomma di pareidolia.
Ares Vallis, una delle zone più rocciose di Marte. In lontananza sono visibili
i Twin Peaks.
Bandiera di Marte [modifica]
La bandiera di MarteNei primi anni 2000, una proposta di bandiera marziana
sventolò a bordo dello Space Shuttle Discovery. Disegnata dagli ingegneri NASA
e dal task force leader della Flashline Mars Arctic Research Station, Pascal
Lee, e portata a bordo dall'astronauta John Mace Grunsfeld, la bandiera
consisteva in tre fascie verticali (rosso, verde, e blu), che simboleggiavano la
trasformazione di Marte da un pianeta arido (rosso) ad uno che possa sostenere
la vita (verde), e finalmente ad un pianeta completamente terraformato con
specchi d'acqua ad aria aperta sotto ad un cielo azzurro (blu). Questo design fu
suggerito dalla trilogia di fantascienza Red Mars, Green Mars e Blue Mars di Kim
Stanley Robinson. Furono realizzate anche altre proposte, il tricolore
repubblicano fu adottato dalla Mars Society come sua bandiera ufficiale. In un
commento rilasciato dopo il lancio della missione, la Society disse che la
bandiera "non è mai stata onorata da un vascello della principale nazione
coinvolta nei viaggi spaziali della Terra", e aggiunse che "è
esemplare che sia successo quando è successo: al termine di un nuovo
millennio".
Marte nella cultura
Connessioni storiche
Marte prende il suo nome dal dio romano della guerra, Mars. Gli astronomi
Babilonesi lo nominavano Nergal, la loro divinità del fuoco, della distruzione
e della guerra, molto probabilmente proprio per la sua colorazione rossastra.
Quando i Greci elevarono Nergala loro dio della guerra, lo chiamarono ? o
"Stella di Ares". A seguito poi dell'identificazione di Ares con Mars,
la denominazione venne tradotta in stella Martis o semplicemente Mars. I greci
lo chiamavano anche (Pyroeis) o "infuocato".
Nella mitologia Hindu Marte era conosciuto come Mangala . In Sanscrito era noto
come Angaraka dal nome del dio celibe della guerra che possedeva i segni
dell'Ariete e dello Scorpione e insegnava le scienze occulte. Per gli antichi
egizianiera ?r Dšr o "Horus il Rosso". Gli Ebrei lo chiamavano Ma'adim
o "colui che arrossisce"; da qui inoltre deriva il nome di uno dei
maggiori canyon di Marte: la Ma'adim Vallis. Gli Arabi lo conoscono come
al-Mirrikh, i Turchi come Merih e in Urdu e in Persiano è noto come Merikh :
sono evidenti le somiglianze della radice del termine ma l'etimologia della
parola è sconosciuta. Gli Antichi Persiani lo chiamavano Bahram( in onore del
dio della fede Zoroastriano. I Cinesi, Giapponesi, Coreani e Vietnamiti si
riferiscono al pianeta come "Stella infuocata" , nome che deriva dalla
mitologia cinese del ciclo dei Cinque Elementi.
Il simbolo del pianeta, derivante dal simbolo astrologico di Marte, è un
cerchio con una freccia che punta in avanti. Rappresenta lo scudo e la freccia
che il dio romano usava in battaglia. Lo stesso simbolo è usato in biologia per
identificare il genere maschile e in alchimia per simbolizzare l'elemento ferro.
Il suddetto simbolo inoltre occupa la posizione Unicode U+2642.
"Marziani" intelligenti
Una pubblicità del 1893 con riferimenti all'idea che Marte fosse abitatoLa
credenza, un tempo universalmente accettata, in base alla quale Marte fosse
popolato da Marziani intelligenti ha origine alla fine del XIX secolo a causa
delle osservazioni telescopiche di Giovanni Schiaparelli di strutture reticolari
e di ombre estese sulla superficie marziana che egli definì "canali"
e "mari" similmente per quanto avverrebbe riferendosi all'orografia
terrestre. Tale terminologia fu proseguita nei libri di Percival Lowell. Le loro
opere infatti descrivevano Marte ipotizzandolo come un pianeta morente la cui
civiltà cercava, appunto con detti canali, di impedIrne l'inaridimento. In
realtà le conformazioni orografiche osservate erano dovute a limiti ottici dei
telescopi usati da Terra, inadatti a osservare i precisi e reali dettagli della
superficie.
Le supposizioni, che tuttavia erano elaborate in buona fede, continuarono ad
essere alimentate da numerose altre osservazioni e dichiarazioni di personaggi
eminenti corroborando la cosiddetta "Febbre Marziana"[43]. Nel 1899
Nikola Tesla, mentre si trovava impegnato nell'investigazione del rumore radio
atmosferico nel suo laboratorio di Colorado Springs, captò segnali ripetitivi
che in seguito affermò essere probabilmente comunicazioni radio provenienti da
Marte. In un'intervista del 1901 Tesla affermò: "Fu solo in seguito quando
mi abbagliò il pensiero che i rumori da me captati potessero esser sottoposti
ad un controllo intelligente. Anche se non potei decifrarne il significato, mi
fu impossibile pensare a quelli come puramente accidentali. Continua a crescere
in me la sensazione di essere stato il primo a sentire il segnale di un pianeta
verso un altro".
La tesi di Tesla venne avvalorata da Lord Kelvin che, mentre era in visita negli
Stati Uniti nel 1902, venne sentito affermare che Tesla aveva captato segnali
marziani diretti agli stessi Stati Uniti. Tuttavia, Kelvin in seguito smentì
quella dichiarazione poco prima di lasciare il paese.
In un articolo del New York Times del 1901, Edward Charles Pickering, direttore
del Harvard College Observatory, dichiarò di aver ricevuto un telegramma dal
Lowell Observatory in Arizona che confermava i tentativi di Marte di entrare in
contatto con la Terra. Pickering in conseguenza di queste convinzioni propose di
installare in Texas un sistema di specchi con l'intento di comunicare con i
marziani.
Negli ultimi decenni, i progressi nell'esplorazione di Marte (culminati con il
Mars Global Surveyor) non hanno rilevato alcun tipo di testimonianza di civiltà
presenti o passate. Nonostante le mappature fotografiche, attualmente persistono
alcune speculazioni pseudoscientifiche riguardo ai "canali" di
Schiaparelli o al Volto su Marte
Marte nella fantascienza
Per approfondire, vedi la voce Marte nella fantascienza.
Copertina della prima edizione de La Guerra dei Mondi di H. WellsLa nascita di
una produzione di narrativa fantascientifica riguardante Marte fu principalmente
stimolata da caratteristico colore rossastro e dalle prime ipotesi scientifiche
che consideravano il pianteta non solo adatto alla vita ma addirittura a specie
intelligenti.
A capo della vasta produzione spicca il romanzo La guerra dei mondi di H. G.
Wells, pubblicato nel 1898, nel quale i Marziani abbandonano il loro pianeta
morente per invadere la Terra. Negli Stati Uniti il 30 ottobre 1938 venne
trasmesso in diretta un adattamento del romanzo in forma di una finta
radiocronaca, in cui la voce di Orson Welles annunciava alla popolazione che i
Marziani erano sbarcati sulla Terra; molte persone, credendo a queste parole,
furono prese dal panico.
L'autore Jonathan Swift aveva fatto menzione delle lune marziane 150 anni della
loro effettiva scoperta da parte di Asaph Hall, dando addirittura una
descrizione piuttosto dettagliata delle loro orbite, nel 19° capitolo del
romanzo I viaggi di Gulliver (1726).
Influenti sul tema della civiltà marziana furono anche il Ciclo di Barsoom di
Edgar Rice Burroughs (pubblicato dal 1912), le poetiche Cronache marziane del
1950 di Ray Bradbury, nelle quali esploratori dalla Terra distruggono
accidentalmente una civiltà marziana, e le diverse storie scritte da Robert
Heinlein negli anni sessanta del Novecento.
Da ricordare inoltre la figura comica di Marvin il marziano che apparve per la
prima volta in televisione nel 1948 come uno dei personaggi dei Looney Tunes
della Warner Bros.
Dopo l'arrivo delle fotografie dei Mariner e Viking si svelò il vero aspetto
del Pianeta Rosso: era infatti un mondo senza vita e senza i famosi canali e
mari. Si sviluppò così una nuova concezione fantascientifica grazie anche alla
Trilogia di Marte di Kim Stanley Robinson, che descriveva in maniera realistica
delle colonie terrestri su Marte.
Un altro tema ricorrente, specialmente nella letteratura americana, è la lotta
per l'indipendenza della colonia marziana dalla Terra. Questo infatti è
l'elemento caratterizzante della trama di alcuni romanzi di Greg Bear e Kim
Stanley Robinson, del film Atto di forza basato su una storia di Philip K. Dick
e della serie televisiva Babylon 5. Inoltre anche diversi videogiochi
sfruttarono questo tema, tra cui Red Faction e Zone of the Enders. Marte (e le
sue lune) furono infine l'ambientazione della celebre serie di videogiochi Doom.
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